— Ma, anche una volta, questo gentiluomo dov'è, che cosa n'è avvenuto? è morto o vivo?
— Pazienza, mio signore, ci veniamo. Accadde dunque ciò che voi sapete, e la vostra precipitosa partenza, disse l'oste con una certa finezza che non sfuggì a d'Artagnan, sembrava autorizzare quanto si fece. Questo gentiluomo vostro amico, si difese da disperato. Il suo cameriere che, per una disgrazia imprevista aveva avuto briga colle genti dell'autorità travestiti da mozzi di stalla...
— Ah! miserabili! gridò d'Artagnan, voi eravate tutti di accordo, io non so chi mi tenga dal non esterminarvi tutti!
— Ahimè! mio signore, noi non eravamo d'accordo, e voi lo vedrete. Il vostro signor amico, perdonatemi se non lo chiamo coll'onorevole nome che porta, perchè non lo sappiamo, il vostro signor amico, dopo aver messo due uomini fuori di combattimento colla scarica simultanea delle sue due pistole, si battè in ritirata difendendosi colla spada, con cui stroppiò ancora un braccio ad un altro dei miei uomini con un colpo di piatto da stordire.
— Ma boia! la finirai tu una volta? gli disse d'Artagnan; Athos! che avvenne di Athos?
— Battendosi in ritirata, come vi diceva, mio signore, trovò dietro a se la scala di cantina, e siccome la porta era aperta, vi si precipitò; una volta in cantina, tirò a sè la chiave, e si barricò per di dentro. Siccome eravamo sicuri di ritrovarlo là, fu lasciato libero.
— Sì, disse d'Artagnan, a loro non premeva d'ucciderlo bastava solo imprigionarlo.
— Giusto Dio? imprigionarlo signore? egli s'imprigionò da se stesso, ve lo giuro. Prima di tutto aveva fatti dei brutti affari; un uomo era rimasto morto sul colpo, e altri due erano feriti gravemente. Il morto e i due feriti furono portati via dai loro camerati, e non ho mai più inteso parlare nè degli uni, nè degli altri. Io stesso quando ripresi i miei sensi andai a ritrovare il sig. governatore, al quale raccontai quanto mi era accaduto, e al quale chiesi ciò che doveva fare del prigioniere. Ma il sig. governatore aveva l'aspetto di essere caduto dalle nubi; egli mi disse che ignorava affatto ciò che voleva dirgli: che gli ordini che mi erano giunti non emanavano da lui, e che se avessi avuto la disgrazia di dire a chi che siasi ch'egli entrava per qualche cosa in quest'avventura, mi avrebbe fatto impiccare. Sembrava che mi fossi sbagliato, signore, che io avessi arrestato uno per l'altro, e che quegli che doveva essere arrestato si fosse salvato.
— Ma Athos? gridò d'Artagnan, a cui si raddoppiavano le forze per l'abbandono stesso in cui sembrava che le autorità avessero lasciato questo affare: ma di Athos che ne avvenne?
— Siccome aveva fretta di riparare ai miei torti col prigioniero, riprese l'albergatore, m'incamminai verso la cantina per rimetterlo in libertà. Ah! signore! egli non era più un uomo! era un diavolo! Alla proposizione di libertà, dichiarò che quello era un laccio che gli veniva teso, e che prima di uscire intendeva di imporre le condizioni. Io gli dissi umilmente, poichè non mi dissimulava la cattiva posizione in cui mi era messo portando le mani sopra un moschettiere di Sua Maestà, gli dissi ch'era pronto a sottomettermi alle sue condizioni.