— Sull'istante, disse Athos.

Allora s'intese un gran rumore di legni ammassati, di puntelli gementi; erano la controscarpa e i bastioni di Athos; che l'assediato demoliva da se stesso.

Un istante dopo la porta si aprì, e si vide comparire la pallida testa di Athos, che con un rapidissimo colpo d'occhio, esplorò le vicinanze.

D'Artagnan si gettò al di lui collo, e l'abbracciò teneramente; volle quindi condurlo fuori di questo umido soggiorno; allora soltanto si accorse che Athos traballava.

— Siete voi ferito? gli disse.

— Io? niente affatto, io sono ubriaco fracido, ecco tutto, e nessuno ha mai fatto meglio di me per ottenere questo scopo. Viva Dio! mio caro oste, bisogna dire che per mia parte ne abbia bevuto per lo meno cento cinquanta bottiglie.

— Misericordia! gridò l'oste se il lacchè ha bevuto soltanto la metà del suo padrone, io sono rovinato.

— Grimaud è un lacchè di buona famiglia, che non si sarebbe mai azzardato di fare lo stesso ordinario del suo padrone! Egli ha bevuto soltanto il suo fiasco, credo solo che si sia scordato di rimettere la chiavetta alla botte. Sentite quella cola.

D'Artagnan scoppiò in una risata, che cambiò il freddo brivido dell'oste in febbre calda.

Nello stesso momento comparve a sua volta Grimaud, dietro al suo padrone, col moschetto sulla spalla, la testa ondeggiante, come i satiri ubriachi dei dipinti di Rubens. Egli era asperso davanti e di dietro da un liquido grasso, che l'oste riconobbe per il suo migliore olio d'oliva.