— Io non ho niente da opporre, ma io vi dico che il favore di un ministro, è un'effimera cosa, e che bisogna esser pazzo per attaccarsi ad un ministro; vi sono dei poteri al disopra del suo, e che non sono fondati sul capriccio di un uomo o sulla riuscita di un avvenimento: è a questi poteri che bisogna attenersi.

— Ne sono afflitto, signora, ma io non conosco altro potere che quello del grand'uomo, che ho l'onore di servire.

— Voi servite il ministro?

— Sì, signora, e come suo servitore io non vi permetterò che vi intrighiate in complotti contro la sicurezza dello stato, e che serviate gl'intrighi di una donna che non è francese, e che ha il cuore spagnuolo. Fortunatamente il gran ministro è là, il suo sguardo vigilante sorveglia e penetra, fino nel fondo del cuore.

Bonacieux ripeteva parola per parola una frase che aveva sentita dire dal conte de Rochefort; ma la povera donna che aveva calcolato sopra suo marito, e che, in questa speranza, aveva risposto di lui alla regina, non fremè meno del pericolo nel quale abbisognava gettarsi, che della impotenza nella quale si trovava. Ciò non ostante, conoscendo la debolezza, e soprattutto l'avarizia di suo marito, ella disperò di condurlo ai suoi fini.

— Ah! voi siete ministeriale, signore, gridò ella; ah! voi servite il partito di quelli che maltrattano vostra moglie, e che insultano alla vostra regina?

— Gl'interessi particolari non sono niente dirimpetto agl'interessi generali. Io sono per quelli che salvano lo stato, disse con enfasi Bonacieux.

Questa era un'altra frase del conte de Rochefort che egli aveva ritenuta a memoria, e che trovava l'occasione di situare.

— E sapete voi che cosa è lo stato di cui voi parlate, disse la signora Bonacieux, stringendosi nelle spalle. Contentatevi di essere un borghese senza alcuna furberia, e voltatevi dalla parte che vi offre maggiori vantaggi.

— Eh! eh! disse Bonacieux, battendo sopra un sacchetto colla pancia arrotondata che rese un suono argentino; che dite voi di questo, signora predicatrice?