— Decisamente, mio caro Athos, amo meglio di non arrischiar niente, disse d'Artagnan.

— Mi dispiace, disse freddamente Athos. Quegli Inglesi sono imbottiti di doppie. Eh! mio Dio tentate un colpo: un colpo è presto fatto.

— E se perdo?

— Se perdete, cederete gli arnesi.

— Vada per un colpo, disse d'Artagnan.

Athos si mise in cerca dell'Inglese; lo ritrovò in scuderia, ove esaminava gli arnesi con occhio cupido; l'occasione era buona. Furono fatte le condizioni, i due finimenti completi contro un cavallo, o cento doppie. L'Inglese calcolò presto; i due finimenti valevano bene trecento doppie. Si misero a tavolino.

D'Artagnan gettò i dadi tremando, e ne sortì il numero tre; il suo pallore spaventò Athos che si contentò di dire:

— Ecco un colpo tristo, compagno; voi, signore, avrete i cavalli bene insellati e imbrigliati.

L'Inglese trionfante non si dette neppure la pena di scuotere i dadi, li gettò sulla tavola senza guardarli, tanto era sicuro della vittoria. D'Artagnan si era voltato per nascondere il suo cattivo umore.

— Guarda, guarda, guarda? disse Athos colla sua voce tranquilla, questo colpo di dadi è straordinario, e non l'ho veduto che quattro volte in vita mia: due assi!