— Io seguirò la mia idea.
Aramis, pensieroso e mal pettinato, non diceva niente.
Si può conoscere da questi disastrosi particolari che nella comunità vi regnava la desolazione.
I lacchè, per parte loro, come i cavalli d'Ippolito, divenivano la trista pena dei loro padroni. Mousqueton faceva delle provvigioni di croste; Bazin, che era sempre stato molto devoto, non lasciava più le chiese; Planchet guardava le mosche a volare, e Grimaud, che la tristezza generale non poteva risolverlo a rompere il silenzio impostogli dal suo padrone, mandava dei sospiri da intenerire le pietre. I tre amici, poichè, come abbiamo detto, Athos aveva giurato di non fare un passo per equipaggiarsi, i tre amici sortivano di buon mattino, e rientravano molto tardi. Essi andavano errando per le strade, guardando sui lastricati per vedere se qualcuno nel passare avesse perduto la borsa. Si sarebbe detto ch'essi cercavano le pedate di qualcuno, tanto erano attenti in ogni luogo ove andavano. Quando s'incontravano, si davano degli sguardi desolati che volevano dire: hai tu ritrovato qualche cosa?
Però siccome Porthos aveva ritrovata la sua prima idea, e siccome l'aveva seguita con persistenza, fu il primo ad agire. Questo degno Porthos era un uomo di esecuzione. D'Artagnan lo scoperse un giorno che s'incamminava verso la chiesa di S. Leo, e lo seguì instintivamente; egli entrò nel luogo santo dopo essersi rialzati i baffi, e allungato il pizzo, cosa che annunziava sempre in lui l'intenzione di una conquista. Siccome d'Artagnan prendeva tutte le precauzioni per non farsi scorgere, Porthos credè di non essere stato veduto. D'Artagnan entrò dietro di lui. Porthos andò ad appoggiarsi ad una pila; d'Artagnan sempre inosservato si appoggiò all'altra.
Precisamente vi era la predica, cosa che faceva che la chiesa fosse molto popolata. Porthos profittò della circostanza per adocchiare le donne: mercè la buona cura di Mousqueton, l'esterno era ben lungi d'annunziare la miseria dell'interno; il suo cappello di feltro era un poco spelato, la sua piuma era un poco tarlata, i suoi galloni erano un poco oscurati, i suoi merletti erano un poco spiegati, ma nella mezza luce, tutte queste bagattelle scomparivano, e Porthos era sempre il bel Porthos.
D'Artagnan rimarcò, sul banco il più vicino alla pila a cui Porthos si era appoggiato, una specie di bellezza matura, un poco gialla, un poco secca, ma diritta e altera sotto la sua cuffia nera. Gli occhi di Porthos si abbassavano furtivamente sopra questa dama, quindi a guisa di farfalla andavano vagando luogo tutta la navata.
Dal canto suo, la donna, che di tempo in tempo arrossiva, lanciava, colla rapidità del lampo, un colpo d'occhio sul volubile Porthos, e tosto gli occhi di Porthos giravano col maggior furore. Era chiaro che quello era un maneggio che colpiva al vivo la donna della nera cuffia, poichè si andava mordendo le labbra fino a far sangue, si grattava la punta del naso, e si dimenava disperatamente sulla sua sedia.
Porthos vedendo ciò, rialzò di nuovo i suoi baffi, allungò una seconda volta il suo pizzo, e ai mise a far dei segni ad una bella dama che stava vicino al coro, e che non solo era una bella dama, ma anche una gran dama senza dubbio, poichè aveva dietro a se un moro che le aveva portato il cuscino sul quale stava inginocchiata, ed una cameriera, che teneva una borsa con sopra un'arme ricamata, entro cui stava il libro nel quale leggeva le sue preghiere.
La dama della cuffia nera seguì lo sguardo di Porthos in tutti i suoi giri, e riconobbe che si fermava sulla dama dal cuscino di velluto, dal moro e dalla cameriera.