— Quali cavalli? domandò Athos.
— Due cavalli che il sig. de Tréville mi presta per la passeggiata, e coi quali voglio andare a fare un giro a S. Germano.
— E che cosa andate a fare a S. Germano? domandò Athos.
Allora d'Artagnan gli raccontò l'incontro che aveva fatto in chiesa, e in che modo aveva ritrovato quella donna che, col signore dal mantello nero e dalla cicatrice sulla tempia, era la eterna sua preoccupazione.
— Vale a dire che voi siete innamorato di quella, come lo eravate della signora Bonacieux, disse Athos alzando sdegnosamente le spalle, come se avesse avuto pietà dell'umana debolezza.
— Io! niente affatto, gridò d'Artagnan. Io sono soltanto curioso di rischiarare il mistero al quale ella si attacca: non so il perchè, ma mi figuro che questa donna, per quanto sconosciuta mi sia, e per quanto io sia sconosciuto a lei, ha avuto un'azione sulla mia vita.
— Di fatto, voi avete ragione, disse Athos, io sono del vostro parere, ma non conosco una donna che valga la pena di essere cercata quando si è perduta. La signora Bonacieux è perduta, tanto peggio per lei, che ella si ritrovi.
— No, Athos, v'ingannate, disse d'Artagnan; io amo la mia povera Costanza sempre più che mai, e se sapessi il luogo ov'ella è, fosse ancora in capo al mondo, partirei per prenderla dalle mani dei suoi nemici; ma io l'ignoro, tutte le mie ricerche sono state inutili. Che volete! bisogna bene distrarsi.
— Distraetevi presso milady, mio caro d'Artagnan; io ve lo auguro di tutto cuore, se ciò può divertirvi.
— Ascoltate Athos, disse d'Artagnan, invece di restar chiuso qui come se foste agli arresti, montate a cavallo e venite meco a passeggiare a S. Germano.