— Mio caro, disse Athos, io monto i mei cavalli quando ne ho, altrimenti, vado a piedi.
— Ebbene io, disse d'Artagnan sorridendo della misantropia di Athos, che in un altro l'avrebbe certamente ferito; io sono meno orgoglioso di voi, io monto quello che trovo; così a rivederci, mio caro Athos.
— A rivederci, disse il moschettiere facendo segno a Grimaud di stappare la bottiglia che avea portata.
D'Artagnan e Planchet si misero in sella, e presero la strada di S. Germano.
Lungo tutta la strada ritornò allo spirito del giovane tutto quanto gli aveva detto Athos. Quantunque d'Artagnan non fosse di un carattere molto sentimentale, la bella merciaia aveva fatta una reale impressione sul suo cuore: com'egli lo diceva, era pronto di andare in capo al mondo per cercarla. Ma il mondo ha molti capi, benchè si dica che è rotondo, per cui non sapeva da qual parte voltare.
Frattanto, egli era smanioso di sapere chi fosse milady. Milady aveva parlato all'uomo dal mantello nero, dunque ella lo conosceva. Ora, nello spirito di d'Artagnan, era certamente l'uomo dal mantello nero che aveva rapita la Signora Bonacieux una seconda volta, come l'aveva già rapita una prima. D'Artagnan non mentiva che per metà, e ciò è ben mentir poco, quando diceva, che mettendosi alla ricerca di milady egli si metteva nello stesso tempo alla ricerca di Costanza.
Pensando in tal modo, e dando di tratto in tratto dei tocchi collo sprone al suo cavallo, d'Artagnan aveva fatta la strada, ed era giunto a S. Germano. Egli era passato davanti al padiglione in cui dieci anni dopo doveva nascere Luigi XIV, e traversava una strada molto deserta, guardando a diritta e a sinistra per vedere se ritrovava qualche traccia della sua bella Inglese, allorchè al pian terreno di una bella casa che, secondo l'uso del tempo, non aveva alcuna finestra sulla strada, vide comparire una figura di sua conoscenza. Questa figura passeggiava sopra una specie di terrazzo guernito di fiori. Planchet la riconobbe pel primo.
— Eh! signore, diss'egli indirizzandosi a d'Artagnan, non rammentate voi più quel viso che abbaia alle cornacchie?
— No, disse d'Artagnan, eppure son certo che non è la prima volta che lo vedo.
— Lo credo, per bacco! disse Planchet: è quel povero Lubin, il lacchè del conte de Wardes, quello che avete così bene accomodato un mese fa, a Calais, sulla strada che conduce alla campagna del governatore.