— Ah! si, disse d'Artagnan, ora lo riconosco. Credi tu che egli riconosca te pure?
— In fede mia, signore, egli era talmente malmenato, che dubito che abbia conservata alcuna idea molto chiara di me.
— Ebbene! va dunque a discorrere con quel servo, disse d'Artagnan, e nella conversazione informati se il suo padrone è morto.
Planchet discese da cavallo, camminò diritto diritto a Lubin, che, infatti, non lo riconobbe, e i due lacchè si misero a discorrere nella maggiore intelligenza del mondo, nel mentre che d'Artagnan spingeva i due cavalli in un viottolo, e facendo il giro dietro una casa, se ne ritornava ad assistere alla conferenza nascosto da una siepe.
In capo ad un istante di osservazione dietro la siepe, intese il rumore di una carrozza, e vide la carrozza di milady fermarsi d'avanti a lui. Non vi era ad ingannarsi, milady vi era dentro. D'Artagnan si nascose dietro il collo del suo cavallo, affine di poter veder tutto senza esser veduto.
Milady cavò la sua graziosa testa bionda dalla portiera, e dette degli ordini alla sua cameriera.
Quest'ultima, bella giovinetta di ventidue anni, svelta e vivace, vera cameriera di confidenza di una gran signora, saltò abbasso dal montatoio sul quale stava seduta, secondo l'uso del tempo, e si diresse verso il terrazzo su cui d'Artagnan aveva scoperto Lubin.
D'Artagnan segui la confidente con gli occhi e la vide incamminarsi al terrazzo. Ma per caso, un ordine dall'interno aveva chiamato Lubin, di modo che Planchet era rimasto solo guardando da tutte le parti per qual via era scomparso d'Artagnan.
La cameriera si avvicinò a Planchet, ch'ella prese per Lubin, e stendendogli un piccolo biglietto:
— Per il vostro padrone, diss'ella.