— Per il mio padrone? riprese Planchet meravigliato.
— Sì, e di molta premura. Prendete, fate presto.
Dopo di che se ne fuggì verso la carrozza di già rivoltata dalla parte donde era venuta, si slanciò sul montatoio, e la carrozza ripartì. Planchet girò e rigirò il biglietto, quindi avvezzo all'obbedienza passiva, saltò in basso dal terrazzo, infilò dalla parte del viottolo, e incontrò dopo venti passi d'Artagnan che, avendo veduto tutto, gli veniva incontro.
— Per voi, signore, gli disse Planchet presentandogli il biglietto.
— Per me? disse d'Artagnan, sei tu ben sicuro?
— Perdinci! se ne son sicuro: la cameriera ha detto: «per il vostro padrone» io non ho altro padrone che voi, così...
D'Artagnan aprì la lettera, e lesse queste parole:
«Una persona che s'interessa per voi più di quello che ella può dire vorrebbe sapere in qual giorno sarete in istato di passeggiare nella foresta: domani al palazzo del campo del Drappo d'Oro un lacchè nero e rosso aspetterà la vostra risposta».
— Oh! oh! disse a se stesso d'Artagnan, ecco un'avventura un poco viva. Sembra che milady ed io siamo in pena sulla vita della stessa persona. Ebbene! Planchet, come sta questo buon signore de Wardes? egli dunque non è morto?
— No, signore, sta tanto bene quanto si può stare con quattro colpi di spada nel corpo, poichè voi, senza farvene un rimprovero, avete allungato quattro colpi a questo caro gentiluomo; egli è ancora molto debole, avendo perduto quasi tutto il suo sangue. Come vi aveva detto, signore, Lubin non mi ha riconosciuto, e mi ha raccontato dal principio alla fine la nostra avventura.