— Benissimo, Planchet, tu sei il re dei lacchè; ora rimonta a cavallo, e raggiungiamo la carrozza.
Non vi volle molto; in cinque minuti si scoperse la carrozza fermata all'estremità della strada: un cavaliere riccamente vestito stava allo sportello.
La conversazione fra milady e il cavaliere era talmente animata, che d'Artagnan si fermò dall'altra parte della carrozza senza che nessuno, fuori della cameriera, s'accorgesse della sua presenza.
La conversazione si faceva in inglese, lingua che d'Artagnan non capiva; ma all'accento, il giovane credè indovinare che la bella Inglese era molto in collera; essa terminò con un gesto che non lasciò più alcun dubbio sulla natura di questa conversazione: fu un colpo di ventaglio applicato con tanta forza, che il piccolo arnese femminino andò in mille pezzi.
Il cavaliere scoppiò in una risata che parve esasperare milady.
D'Artagnan pensò che quello era il momento d'intervenire; si avvicinò all'altra portiera, e levandosi rispettosamente il cappello:
— Signora, diss'egli, mi permettete voi di offrirvi i miei servigi? mi sembra che questo cavaliere vi abbia fatto andare in collera! Dite una parola, signora, ed io m'incarico di punirlo della sua mancanza di cortesia.
Alle prime parole, milady si era voltata guardando il giovane con meraviglia; e quando ebbe finito:
— Signore, diss'ella in ottimo francese, sarebbe con grandissimo piacere che io mi metterei sotto la vostra protezione, se la persona che mi ha mosso questione non fosse mio fratello.
— Oh! scusatemi allora, disse d'Artagnan, voi capirete che io lo ignorava, signora.