— Sire ve ne supplico.
— D'altronde; come potrò io ritornare pel primo?
— Facendo una cosa che voi sapete esserle aggradevole.
— E quale?
— Date una festa di ballo; voi sapete in che modo la regina ami il ballo; io vi garantisco che il suo mal umore cederà ad una simile attenzione.
— Ma, ministro, voi sapete che io non amo tutti questi piaceri mondani.
— La regina ve ne sarò tanto più grata, perchè ella sa la vostra antipatia a questi piaceri; d'altronde, questa sarà per lei una bella occasione per adornarsi di quei superbi puntali di diamanti che voi le regalaste nel giorno della sua festa, e di cui ella non ha ancora avuto una occasione di metterseli.
— Noi vedremo, duca, noi vedremo, disse il re, che nella sua gioia di ritrovar la regina colpevole di un delitto di cui si curava poco, e innocente di quello che temeva molto, era tutto disposto a riaccomodarsi con essa: noi vedremo, ma sul mio onore! voi siete troppo indulgente.
— Sire, disse il duca, lasciate il rigore ai vostri ministri; l'indulgenza è una virtù da re; usatene, e voi vedrete che ve ne troverete contento.
Dopo di che il ministro, sentendo l'orologio suonare le undici ore, s'inchinò profondamente, domandando congedo al re per ritirarsi, e supplicandolo di rappacificarsi con la regina.