Anna, che in seguito della cattura di quella lettera, aspettava un qualche rimprovero, fu molto meravigliata di vedere nell'indomani il re, fare vicino a lei, dei tentativi di riaccomodamento. Il suo primo movimento fu repulsivo, il suo orgoglio di donna e la sua dignità di regina, erano stati così crudelmente offesi, che ella non poteva riconciliarsi di primo tratto, ma vinta dai consigli delle sue dame, assunse finalmente l'aspetto di cominciare a dimenticare. Il re approfittò di questo primo momento di ritorno, per notificarle che egli contava di dare in breve una festa di ballo.
Una festa di ballo era una cosa tanto rara per la povera Anna, che a quest'annunzio, come lo aveva pensato il ministro, l'ultima traccia del suo risentimento disparve, se non dal suo cuore, almeno dal suo viso. Ella domandò in qual giorno avrebbe avuto luogo, ma il re rispose che su questo punto egli se la sarebbe intesa col ministro. Infatti, ciascun giorno domandava al ministro in qual epoca avrebbe avuto luogo questa festa, ed il ministro, sotto un qualunque pretesto, differiva di stabilirla; in tal modo passarono dieci giorni.
L'ottavo giorno dopo la scena che abbiamo raccontata, il ministro ricevette una lettera col bollo di Londra, che conteneva soltanto queste parole:
«Io li ho, ma non posso lasciare Londra, attesochè sono senza danari; inviatemi 500 doppie, e quattro o cinque giorni dopo averle ricevute, io sarò a Parigi».
Il giorno stesso in cui il ministro ricevette questa lettera, il re gl'indirizzò la solita domanda.
Richelieu contò sulle punte delle dita, a disse fra se stesso:
— Ella giungerà, dice, quattro o cinque giorni dopo aver ricevuto il denaro; mi abbisognano quattro o cinque giorni per mandarlo, quattro o cinque giorni a lei per ritornare, il che fa dieci giorni; ora aggiungiamo le eventualità dei venti contrarii, dei sinistri accidenti, delle debolezze della donna, e fissiamo a dodici giorni.
— Ebbene! signor duca, disse il re, avete voi calcolato abbastanza?
— Sì, sire; oggi noi siamo ai venti di settembre, i consoli della città danno una festa di ballo il tre di ottobre. Ciò converrà a meraviglia, perchè così voi non avrete l'apparenza di fare una riconciliazione con la regina.
Quindi il ministro aggiunse.