Aramis sorrise, perchè si ricordò un certo racconto fatto una sera ai suoi amici.

— Ebbene! dunque, dappoichè ella ha lasciato Parigi, e che voi ne siete sicuro, d'Artagnan, niuna cosa più mi trattiene, ed io sono pronto a seguirvi. Voi diceste che noi andiamo...?

— Da Athos, pel momento, e se voi volete venire, vi prego ancora di sollecitare, poichè noi abbiamo già perduto abbastanza tempo. A proposito, prevenite Bazin.

— Bazin viene dunque con noi? domandò Aramis.

— Forse: in ogni modo è bene ch'egli ci segua fino ad Athos.

Aramis chiamò Bazin, e dopo avergli ordinato di venirlo a raggiungere in casa di Athos, partiamo, diss'egli prendendo il suo mantello, la sua spada e le sue pistole, e aprendo con molta galanteria alcuni tiratori per vedere se mai vi avesse smarrito qualche doppia. Quindi quando fu ben sicuro che questa ricerca era inutile, egli seguì d'Artagnan chiedendo a se stesso come mai poteva accadere che il giovane cadetto delle guardie sapesse tanto bene quanto lui chi era quella donna alla quale egli aveva accordata ospitalità; e sapesse meglio di lui che ne era avvenuto.

Soltanto, nel sortire, egli pose una mano sulla spalla di d'Artagnan, e fissandolo collo sguardo:

— Voi non avete parlato con alcuno di questa donna? diss'egli.

— Ad anima vivente.

— Neppure ad Athos e a Porthos?