Del resto, l'aspetto delle carovana era dei più formidabili: i cavalli neri dei moschettieri, il loro portamento marziale, quell'abitudine di squadrone che fa camminare regolarmente questi nobili compagni del soldato, avrebbero tradito il più stretto incognito. I lacchè li seguivano, armati fino ai denti.

Tutto andò bene fino a Chantilly ove giunsero olle otto ore del mattino. Bisognava far colezione. Discesero davanti un albergo che si raccomandava con la sua grande insegna rappresentante S. Martino nell'atto di dare la metà del suo mantello ad un povero. Ingiunsero ai lacchè di non levare la sella ai cavalli e di tenersi pronti a partire immediatamente.

Entrarono nella sala comune e si misero a tavola.

Un gentiluomo che giungeva allora dalla strada Dammartin era assiso a quell'istessa tavola e faceva colezione. Egli intavolò la conversazione sulla pioggia e sul bel tempo; i viaggiatori risposero; egli bevè alla loro salute, i viaggiatori corrisposero alla sua gentilezza.

Ma al momento in cui Mousqueton venne ad annunziare che i cavalli erano pronti, e in cui si alzarono da tavola; lo straniero propose a Porthos di bere alla salute del ministro. Porthos rispose che egli non domandava di meglio, purchè lo straniero a sua volta avesse bevuto alla salute del re. Lo straniero gridò che non conosceva altro re che il ministro. Porthos lo chiamò ubriaco; lo straniero cavò la spada.

— Voi avete fatto una sciocchezza, disse Athos; ma non importa, adesso non bisogna dare addietro; uccidete quest'uomo e venite a raggiungerci il più presto che potete.

E tutti e tre rimontarono a cavallo e partirono a briglia sciolta, nel mentre che Porthos prometteva al suo avversario di perforarlo con tutti i colpi conosciuti nella scherma.

— È uno! disse Athos, in capo a cinque minuti.

— Ma perchè quest'uomo ha attaccato Porthos piuttosto che qualunque altro di noi? domandò Aramis.

— Perchè Porthos, parlando a più alta voce di noi, è stato preso pel capo, disse d'Artagnan.