— Io ho sempre detto che questo cadetto di Guascogna era pozzo di saggezza, mormorò Athos.
E i nostri viaggiatori continuavano la loro strada.
A Beauvais si fermarono due ore, tanto per rinfrescare i cavalli, che per aspettare Porthos. In capo a duo ore, siccome Porthos non giungeva, e neppure nessuna notizia di lui, si rimisero in cammino. Ad una lega da Beauvais, in un luogo ove la strada si ritrovava chiusa fra due rialti, incontrarono otto o dieci uomini, che, approfittando della strada che non era selciata, avevano l'aspetto di lavorare scavando dei fori e praticando delle rotaie fangose.
Aramis, temendo di infangare i suoi stivali in questa mota artificiale, li apostrofò con rozzezza. Athos volle trattenerlo, ma era troppo tardi. Gli operai si misero a beffeggiare i viaggiatori, e colla loro insolenza fecero perdere la testa fin anche al freddo Athos, che spinse il suo cavallo contro di loro.
Allora ciascuno di questi uomini dette addietro fino ad un fosso e vi prese un moschetto nascostovi; ne resultò che i nostri sette viaggiatori furono alla lettera passati per le armi. Aramis ricevette una palla sulla spalla e Mousqueton un'altra palla che penetrò nelle parti carnose che sono sottoposte ai reni. Il solo Mousqueton però cadde da cavallo, non già perchè fosse gravemente ferito, ma siccome non poteva vedersi la sua ferita, credè senza dubbio di essere rimasto ferito più pericolosamente di quello che lo era.
— Questa è una imboscata, gridò d'Artagnan, non bruciamo una miccia e andiamo.
Aramis quantunque ferito, si afferrò alla criniera del suo cavallo che lo trasportò con gli altri. Quello di Mousqueton li aveva raggiunti e galoppava da solo al suo rango.
— Questo ci servirà per un cavallo di cambio, disse Athos.
— Avrei amato meglio avere un cappello di cambio, disse d'Artagnan; il mio è stato portato via da una palla. È una fortuna, in fede mia, che non vi tenessi la lettera dentro.
— Ma essi uccideranno il povero Porthos quando passerà, disse Aramis.