Athos entrò senza alcuna diffidenza, e cavò due doppie per pagare. L'oste era solo, assiso davanti al suo scrittoio, uno dei cassetti del quale era per metà aperto. Prese il danaro che gli presentava Athos, lo voltò e rivoltò fra le sue mani, e ad un tratto gridando che era oro falso, dichiarò che avrebbe fatto arrestare lui e i suoi compagni come falsi monetarii.

— Birbo! disse Athos andandogli sopra, io ti taglierò le orecchie!

Ma l'oste si chinò, cavò dal cassetto due pistole, e puntandole contro Athos, chiamò soccorso.

Nello stesso istante quattro uomini armati fino ai denti entrarono dalle porte laterali e si gettarono sopra Athos.

— Io sono preso! gridò Athos con tutta la forza dei suoi polmoni; al largo d'Artagnan, sprona!

E lasciò andare due colpi di pistola.

D'Artagnan e Planchet non lo fecero ripetere due volte: essi staccarono i due cavalli che aspettavano alla porta, vi saltarono sopra, vi piantarono gli speroni nel ventre, e partirono alla gran carriera.

— Sai tu cosa sia accaduto ad Athos? domandò d'Artagnan a Planchet correndo.

— Ah! signore, disse Planchet, ne ho veduti cader due ai suoi due colpi, e mi è sembrato vedere a traverso l'invetriata ch'egli battagliava con gli altri due.

— Bravo Athos! mormorò d'Artagnan. E quando penso che bisogna abbandonarlo!... Del resto forse aspettano noi a dieci passi di qui. Avanti! Planchet, avanti! tu sei un bravo uomo.