— Ve l'ho detto, signore, rispose Planchet, i Piccardi si conoscono nell'usarli; d'altronde io sono qui nel mio paese, e ciò mi dà eccitamento.

Ed entrambi spronando a più potere, giunsero a Saint-Omer d'un sol tratto. A Saint-Omer fecero prender fiato ai cavalli, tenendo le briglie infilate alle braccia, per paura d'accidente, e mangiarono un tozzo di pane colle mani, entrambi in piedi sulla strada, dopo di che ripartirono.

A cento passi dalle porle di Calais il cavallo di d'Artagnan stramazzò, e non vi fu mezzo di farlo risorgere, il sangue gli sortiva dal naso e dagli occhi; restava quello di Planchet, ma il suo si era impiantato, e non v'era modo di farlo smuovere.

Fortunatamente, come abbiamo detto, essi non erano che a cento passi dalla città, essi lasciarono i due cavalli sulla strada maestra, e corsero al porto.

Planchet fece osservare al suo padrone un gentiluomo che sembrava molto affaccendato. Aveva egli i suoi stivali coperti di polvere, e s'informava se poteva passare sull'istante in Inghilterra.

— Niente sarebbe più facile, rispose il padrone di un bastimento pronto a mettere alla vela; ma questa mattina è giunto l'ordine di non lasciar partire nessuno senza un permesso espresso del ministro.

— Io ho questo permesso, disse il gentiluomo cavando di saccoccia il foglio: eccolo.

— Fategli fare il visto dal governatore del porto, disse il padrone, e datemi la preferenza.

— Dove posso ritrovare ora il governatore?

— Alla sua campagna, a un quarto di lega dalla città: osservate, si vede di qui ai piedi di quella piccola collina, quel tetto acuminato.