In quanto all'orefice, scriveva a sua moglie inviandole il buono di mille doppie, e incaricandola in contracambio d'inviargli il suo miglior giovane di negozio e un assortimento di diamanti di cui le indicava il peso ed il titolo, e una lista d'utensili che gli erano necessari.
Buckingham condusse l'orefice nella camera che gli venne destinata, e che in capo ad una mezz'ora fu trasformata in un'officina. Mise quindi una sentinella a ciascheduna porta, con proibizione di lasciare entrare chi che siasi, ad eccezione del suo cameriere Patrizio. È superfluo l'aggiungere ch'era assolutamente proibito all'orefice ed al suo lavorante di sortire sotto alcun pretesto.
Regolata questa bisogna, il duca ritornò a d'Artagnan.
— Ora, mio giovane amico, gli disse, l'Inghilterra è vostra; che volete, che desiderate?
— Un letto, rispose d'Artagnan; ciò è pel momento, ve lo confesso, la cosa di cui ho maggiore bisogno.
Buckingham assegnò a d'Artagnan una camera attigua alla sua. Egli voleva conservare il giovane presso di sè, non già perchè diffidasse di lui, ma perchè desiderava aver qualcuno con cui parlare incessantemente della regina.
Un'ora dopo fu promulgato in Londra l'ordine di non lasciar sortire dai porti nessun bastimento diretto per la Francia, e neppure il pacchebotto delle lettere. Agli occhi di tutti, questa era una dichiarazione di guerra fra i due regni.
Il giorno dopo, a undici ore, i due puntali di diamanti erano compiuti ed imitati così esattamente, e così perfettamente uguali, che Buckingham non potè distinguere i nuovi dai vecchi, e che vi sarebbero rimasti ingannati anche i più esercitati in simili materie.
Egli fece subito chiamare d'Artagnan.
— Prendete, gli disse, ecco i puntali di diamanti che siete venuto a domandarmi, e siate mio testimonio, che io ho fatto tutto quel che il potere umano poteva fare.