La regina fece una riverenza, meno per etichetta, di quello che, perchè le sue ginocchia le si piegarono sotto.
Il re parve incantato.
— Io sono perduta, mormorò la regina, perduta, poichè il ministro sa tutto, e fu lui che spinse il re, che ancora non sa niente, ma che lo saprà ben presto. Io sono perduta! mio Dio! mio Dio! mio Dio!
Ella s'inginocchiò sopra un cuscino, e pregò colla testa nascosta fra le sue braccia palpitanti.
La sua posizione infatti era terribile. Buckingham era ritornato a Londra, la signora de Chevreuse era a Tours. Più sorvegliata che mai, la regina sentiva sordamente che una della sue damigelle la tradiva senza saper dire quale. Laporte non poteva più lasciare il Louvre, ella non aveva un'anima al mondo di cui fidarsi.
Così, in presenza dell'infortunio che la minacciava, e del suo abbandono in cui si ritrovava, ella scoppiò in singhiozzi.
— Non posso dunque esser buona a niente per Vostra Maestà? disse ad un tratto una voce piena di dolcezza e di pietà.
La regina si voltò vivamente, poichè non v'era a sbagliarsi sulla espressione di questa voce: era un'amica che parlava così.
Infatti a una delle porte che mettevano all'appartamento della regina apparve la bella sig. Bonacieux: ella era occupata ad accomodare le biancherie nella guardaroba di un gabinetto, allorchè era entrato il re; ella non aveva potuto sortire; ed aveva inteso tutto.
La regina mandò un grido vedendosi sorpresa, poichè nel suo turbamento non aveva riconosciuto sulle prime la giovane che le era stata data da Laporte.