— Sembra che il vostro viaggio sia stato un viaggio di rimonta.
— Precisamente, disse d'Artagnan.
E avendo fatto a Planchet un ultimo gesto di raccomandazione, sortì.
Il sig. Bonacieux era sulla porta; l'intenzione di d'Artagnan era di passare oltre senza parlare al degno merciaio, ma questi gli fece un saluto così dolce e così benigno, che fu forza al suo locatario, non solamente di renderglielo, ma di legare eziandio conversazione con lui.
E d'altronde come mai non avere un poco di condiscendenza con un marito la cui moglie vi ha dato un appuntamento per la sera stessa a Saint-Cloud, dirimpetto al padiglione del sig. d'Estrées? D'Artagnan si avvicinò coll'aria la più amabile che potesse assumere.
La conversazione cadde naturalmente sulla carcerazione del povero uomo. Il sig. Bonacieux che ignorava che d'Artagnan avesse intesa la sua conversazione con l'incognito di Méung, raccontò al suo giovane locatario le persecuzioni di quel mostro del sig. Lasseman, che non cessò di qualificare, durante tutto il suo racconto, col titolo di boia del ministro, e si estese lungamente sulla Bastiglia, i catenacci, le toppe, gli spiragli, le inferriate e gli strumenti di tortura.
D'Artagnan l'ascoltò con una compiacenza esemplare, quindi allorchè ebbe finito:
— E la signora Bonacieux, disse egli infine, sapete voi chi l'avesse rapita? perchè non dimentico che fu in questa dispiacevole circostanza, che io ebbi la fortuna di fare la vostra conoscenza.
— Ah! fece Bonacieux, si sono bene astenuti dal dirmelo, e mia moglie dal canto suo mi ha fatto i più solenni giuramenti di non saper niente. Ma voi stesso, continuò Bonacieux col tuono della più perfetta bonarietà, che cosa è accaduto di voi nei giorni passati? Io non ho veduto nè voi, nè i vostri amici, e non raccoglieste certo sul lastricato di Parigi, io credo, tutta la polvere che Planchet sbatteva ieri da' vostri stivali.
— Voi avete ragione, mio caro sig. Bonacieux, i miei amici ed io abbiamo fatto un piccolo viaggio.