Si giunse ben presto al silenzioso e solitario albergo. Senza dubbio l'oste sapeva quale illustre personaggio stava per alloggiare e per conseguenza avea mandato via tutti gli importuni.
Dieci passi prima di arrivare alla porta, il ministro fece un segno al suo scudiere, ed ai tre moschettieri di fare alto; un cavallo già insellato era attaccato ad una inferriata, il ministro battè tre volte, ed in un modo particolare.
Un uomo avvolto in un mantello uscì subito, e cambiò alcune parole rapidamente col ministro, dopo di che rimontò a cavallo, e partì nella direzione di Surgère, che era pure quella di Parigi.
— Avanti, signori, disse il ministro. Voi mi avete detta la verità, miei gentiluomini, diss'egli indirizzandosi ai tre moschettieri, e non dipenderà da me, che il nostro incontro di questa sera non debba riuscirvi vantaggioso. Frattanto, seguitemi.
Il ministro pose i piedi a terra, e i tre moschettieri fecero altrettanto; il ministro gettò le redini del suo cavallo nelle mani del suo scudiere, i tre moschettieri attaccarono le redini dei loro ad una inferriata.
L'oste stava sulla soglia della porta, per lui il ministro altro non era che un ufficiale che veniva a far visita ad una signora.
— Avete voi qualche camera al pian terreno ove questi signori possono aspettarmi stando vicini ad un buon fuoco? disse il ministro.
L'oste aprì una porta di una sala, nella quale precisamente era stato surrogato un eccellente e grande cammino ad un cattivo braciere.
— Ho questa, disse egli.
— Sta bene, rispose il ministro. Entrate, signori, e compiacetevi aspettarmi; io non starò più di una mezza ora.