— Ditegli che so ancora tutte le circostanze della avventura d'Amiens; che farò fare un piccolo romanzo spiritosamente composto, con un piano del giardino, e i ritratti dei principali attori di questa scena notturna.
— Gli dirò anche questo.
— Ditegli ancora che io tengo prigioniero Montaigu, che Montaigu è alla Bastiglia, che è vero che non gli fu ritrovata indosso alcuna lettera, ma che la tortura può fargli dire tutto ciò che sa, ed ancora ciò che non sa.
— A meraviglia!
— Finalmente, aggiungete che Sua Grazia, nella fretta precipitata che ha impiegata nel lasciare l'isola Re, dimenticò nel suo alloggio alcune lettere della signora de Chevreuse, che compromettono particolarmente la regina, in quanto che esse provano che Sua Maestà non solo può amare i nemici del re, ma ancora che ella cospira con quelli della Francia. Avete voi ben ritenuto tutto ciò che ho detto?
— Vostra Eccellenza ne giudichi da se stessa: il ballo mascherato della signora contestabile, la notte del Louvre, la serata d'Amiens, l'arresto di Montaigu, la lettera della signora de Chevreuse.
— Sta bene, disse il ministro, sta bene; voi avete una felice memoria, milady.
— Ma, riprese quella a cui il ministro aveva diretto questo complimento, se malgrado tutte queste ragioni il duca non si arrendesse, e continuasse a minacciare la Francia?
— Il duca è innamorato come un pazzo, o piuttosto come uno stupido, riprese Richelieu con una profonda amarezza. Come gli antichi paladini, egli non ha intrapresa questa guerra che per ottenere uno sguardo dalla sua bella. Se egli sa che questa guerra può costare l'onore, e fors'anche la libertà della donna dei suoi pensieri, come egli dice, vi garantisco che vi penserà due volte.
— Eppure, disse milady con una persistenza che provava che voleva veder chiaro fino al termine della missione di cui era incaricata, eppure s'egli persiste?