— Dunque della carta, una penna, e dell'inchiostro, disse il ministro.
— Ecco tutto, Mio-signore.
— Bene.
Fu fatto un momento di silenzio, il quale provava che il ministro era occupato a cercare i termini nei quali doveva essere scritto il biglietto, ed anche a scriverlo. Athos, che non aveva perduto una parola della conversazione, prese i suoi due compagni, ciascuno per la mano, e li condusse all'altra estremità della camera.
— Ebbene! disse Porthos, che vuoi tu, e perchè non ci lasci ascoltare la fine di questa conversazione?
— Zitto! disse Athos parlando a bassa voce, noi abbiamo inteso quanto è necessario che intendiamo; d'altronde, io non v'impedisco di ascoltare il resto, ma bisogna che io esca.
— Bisogna che tu esca? disse Porthos; ma se il ministro chiederà di te, che cosa risponderemo noi?
— Non aspetterete che egli vi domandi di me; voi gli direte pei primi che sono andato a perlustrare, poichè certe parole del nostro oste mi han dato luogo a pensare che il cammino non era sicuro; d'altronde ne dirò due parole allo scudiere del ministro; il resto concerne me solo non ve ne inquietate.
— Siate prudente, Athos, disse Aramis.
— Siate tranquillo, rispose Athos, voi lo sapete, io sono di sangue freddo.