— E ora, disse Athos riprendendo il suo mantello, e rimettendo il suo feltro sulla testa ora che ti ho strappato i denti, mordi se lo puoi!

E uscì dalla camera senza neppur guardare dietro a se.

— Alla porta dell'albergo trovò i due uomini, e il cavallo che tenevano a mano.

— Signori, diss'egli, l'ordine di Sua Eccellenza, voi lo sapete, è di condurre questa donna, senza perdere tempo, al forte della Punta, e di non lasciarla che quando si è imbarcata.

Siccome queste parole si accordavano effettivamente con gli ordini ricevuti, essi inchinarono la testa in segno di assenso. In quanto ad Athos, egli si mise leggermente in sella, e partì al galoppo. Soltanto, invece di seguire la strada, egli prese la traversa dei campi pungendo vigorosamente il suo cavallo, fermandosi di tratto in tratto per ascoltare.

In una di queste fermate, egli intese sulla strada il rumore di molti cavalli. Non dubitò più che quello fosse il ministro colla sua scorta. Fece una nuova corsa in avanti, pulì il suo cavallo coll'erba e le foglie d'alberi, e venne a situarsi in mezzo alla strada a circa duecento passi dal campo.

— Chi vive? gridò egli di lontano quando scoperse i cavalieri.

— È il nostro bravo moschettiere io credo, disse il ministro.

— Sì, Mio-signore, rispose Athos, sono io in persona.

— Signor Athos, disse Richelieu, ricevete tutti i miei ringraziamenti per la buona guardia che voi ci avete fatta. Signori: eccoci arrivati; prendete la porta a sinistra; la parola d'ordine è il re e l'isola re.