Dopo che i quattro amici si erano messi ciascuno alla caccia del modo di equipaggiarsi, non vi erano fra di loro riunioni ad ore stabilite: pranzavano gli uni senza gli altri, o piuttosto ove si ritrovavano; s'incontravano dove potevano. Il servizio, dal canto suo prendeva pure la sua parte di questo tempo così prezioso che scorreva tanto rapidamente. Erano soltanto convenuti di riunirsi una volta la settimana, verso un'ora, all'alloggio di Athos, atteso che quest'ultimo, a norma del giuramento che aveva fatto, non oltrepassava più la soglia della sua porta.
Il giorno stesso in cui Ketty venne a ritrovare d'Artagnan in casa sua era il giorno della riunione.
Appena che Ketty fu sortita, d'Artagnan si diresse verso la strada Verou.
Egli trovò Athos ed Aramis che filosofavano. Aramis ritornava a prendere qualche inclinazione al ritiro dal mondo. Athos, secondo le sue abitudini, non lo dissuadeva, nè le incoraggiava. Athos era del sentimento che si lasciasse a ciascuno il suo libero arbitrio. Egli non dava mai consigli, quando non gli venivano chiesti; ed anche allora bisognava chiederli due volte.
— In generale, non si domanda consigli, diceva egli, che per non saperli, o, se alcuno li segue, per avere qualcuno a cui fare dei rimproveri per averli dati.
Porthos giunse un istante dopo d'Artagnan. I quattro amici si ritrovarono adunque in seduta completa.
I quattro visi esprimevano quattro sentimenti diversi: quello di Porthos la tranquillità, quello di d'Artagnan la speranza, quello di Aramis l'inquietudine, quello di Athos la non curanza.
In capo ad un istante di conversazione, nel quale Porthos lasciò travedere che una persona di alta condizione aveva voluto incaricarsi di toglierlo da ogni imbarazzo, entrò Mousqueton.
Egli veniva a pregare Porthos di passare al suo alloggio, ove, diceva egli con un'aria molto pietosa, la sua presenza era urgente.
— Sono forse i miei equipaggi? domandò Porthos.