— Sì, se voi mi mostrate un certo fazzoletto ricamato.
— Eccolo, disse Aramis cavando una chiave che portava sul petto, e aprendo una piccola cassettina d'ebano intarsiata in avorio. Eccolo osservate.
— Sta bene, disse il mendicante, mandate fuori il vostro lacchè.
In fatti Bazin, curioso di sapere ciò che il mendicante voleva dal suo padrone, aveva regolato il di lui passo sul suo, ed era giunto quasi nello stesso momento. Ma questa celerità non gli servì a gran cosa. Dietro l'invito del mendicante, il suo padrone gli fece cenno di ritirarsi, e fu obligato di obbedire.
Partito Bazin, il mendicante gettò uno sguardo intorno a se, per assicurarsi che non poteva essere nè veduto nè inteso, e aprendo la sua veste di cenci, mal chiusa da un cinto di cuoio, si mise a scucire la parte più alta della sua casacca, di dove cavò una lettera.
Aramis gettò un grido di gioia alla vista del sigillo, baciò lo scritto, e con un rispetto di venerazione, aprì il biglietto, che conteneva quanto segue:
«Amico, la sorte vuole che noi siamo separati per qualche tempo ancora; ma i bei giorni della gioventù non sono perduti senza ritorno. Fate il vostro dovere al campo, io faccio il mio da un altra parte.
«Prendete ciò che il latore vi rimetterà; fate la campagna da bello e buon gentiluomo, e pensate a me. Addio, o piuttosto a rivederci.»
Il mendicante scuciva sempre; egli cavò uno ad uno, dai suoi sudici abiti, cento cinquanta dobloni di Spagna, che mise in fila sulla tavola; quindi aprì la porta, salutò, e partì, prima che il giovane, stupefatto, avesse osato d'indirizzargli una parola.
Aramis allora rilesse la lettera, e si accorse che questa lettera, aveva un post-scriptum.