«P. S. Voi potete fare buona accoglienza al latore, il quale è conte e grande di Spagna.»

— Sogni dorati! grido Aramis; oh! la bella vita! Sì, noi siamo giovani! sì, noi avremo ancora dei giorni felici! oh! a te amor mio, sangue mio, mia esistenza! tutto, tutto, tutto, mia bella amica.

E baciò la lettera con passione senza neppure guardare l'oro che risplendeva sulla tavola.

Bazin grattò alla porta. Aramis non aveva più ragione per tenerlo in distanza, e gli permise di entrare.

Bazin restò stupefatto alla vista di quell'oro, e dimenticò che doveva annunziare d'Artagnan, che, curioso di sapere ciò che era accaduto del mendicante, veniva da Aramis sortendo dalla casa di Athos.

Ora, siccome d'Artagnan non si prendeva riguardi con Aramis, vedendo che Bazin dimenticava di annunziarlo, si avanzò da se stesso.

— Ah diavolo! mio caro Aramis, disse d'Artagnan se queste sono le prugne che vi si mandano da Tours, voi ne farete i miei complimenti al giardiniere che le raccoglie.

— V'ingannate, mio caro, disse Aramis sempre prudente; è il mio libraio che m'invia il prezzo di quel poema in versi monosillabi che io aveva incominciato laggiù.

— Ah! davvero? disse d'Artagnan. Ebbene! il vostro libraio è generoso, mio caro Aramis, ecco tutto ciò che io posso dire.

— Come, signore! gridò Bazin, un poema si vende così caro? è incredibile! oh! signore, voi fate tutto ciò che volete, voi potete divenire uguale al signor Voiture, e al signor Benserade. Io amo anche questo. Un poeta è quasi un abbate. Ah! signor Aramis, fatevi dunque poeta, ve ne prego.