Durante tutto il loro colloquio non ritrovò la circostanza favorevole da introdurre il discorso in modo da poter raccogliere informazioni sulla disgraziata Bonacieux, fors'anche allora vi pensava poco. Frattanto suonò un'ora, e bisognava separarsi. D'Artagnan, al momento di lasciare milady, non sentì più che un vivo dispiacere di doversi allontanare, e nell'addio appassionato che s'indirizzarono reciprocamente, fu convenuto un nuovo appuntamento per la settimana vegnente.
La povera Ketty sperava di poter indirizzare qualche parola a d'Artagnan, quando passava per la sua camera; ma milady lo condusse ella stessa nell'oscurità, e non lo lasciò che sulle scale.
L'indomani mattina d'Artagnan corse tosto da Athos. Egli era ingolfato in un'avventura così strana, che voleva domandare un consiglio. Gli raccontò tutto. Athos aggrottò più volte le sopracciglia.
— La vostra milady, gli disse, mi sembra una creatura infame; ma voi non avete per questo meno torto nell'ingannarla. Eccovi in un modo o nell'altro con un nemico sul braccio.
E mentre così parlava, Athos guardava con molta attenzione il zaffiro circondato di diamanti che nel dito di d'Artagnan aveva preso il posto del diamante della regina, con ogni cura riposto in uno scrigno.
— Voi guardate questo anello? disse il Guascone, tutto glorioso di far risplendere agli occhi dei suoi amici un così ricco regalo.
— Sì, disse Athos, esso mi ricorda un gioiello di famiglia.
— È bello, non è vero? disse d'Artagnan.
— Magnifico! io non credeva che esistessero due zaffiri di un'acqua così bella. L'avete voi dunque contrattato col vostro diamante?
— No, disse d'Artagnan, questo è un regalo della mia bella Francese; poichè quantunque non le ne abbia chiesto, sono convinto ch'ella è nata in Francia.