— Vi prego, diss'egli dopo un momento, d'Artagnan, togliete questo anello dal vostro dito, voltate la pietra alla parte interna della mano. Esso mi richiama così crudeli rimembranze che non avrei la mia testa per ragionare con voi. Non eravate venuto per richiedermi un consiglio, non mi dicevate ch'eravate imbarazzato su ciò che dovevate fare?.. Ma aspettate, ritornate a darmi questo zaffiro, quello, di cui parlava deve avere una delle sue faccette scagliata per cagion di un certo accidente.
D'Artagnan levò di nuovo l'anello dal dito, e lo rese ad Athos.
Athos fremette.
— Guardate, disse egli, guardate! non è questa una scagliatura?
E mostrava a d'Artagnan il luogo ove si ricordava che doveva esistere.
— Ma da chi proviene questo zaffiro, Athos?
— Da mia madre, che lo aveva dalla madre sua. Come io diceva, questo è un vecchio gioiello che non doveva mai uscire dalla mia famiglia.
— E voi lo avete venduto? domandò con esitazione d'Artagnan.
— No, rispose Athos con un singolar sorriso: io l'ho regalato in un'ora d'amore, come è stato dato a voi.
D'Artagnan rimase egli pure pensieroso. Gli sembrava scorgere nella vita di milady degli abissi, le di cui profondità erano oscure e terribili.