Egli mise l'anello, non più in dito, ma in saccoccia.
— Ascoltate, gli disse Athos prendendolo per la mano: voi sapete se io vi amo; d'Artagnan, se avessi un figlio non lo amerei più di voi; ebbene! credetemi, rinunciate a questa donna; io non la conosco, ma una specie d'interno presentimento mi dice che è una creatura perduta, e che in essa vi è qualche cosa di fatale.
— Avete ragione, disse d'Artagnan. Io me ne separerò. Vi confesso che questa donna spaventa me pure.
— Avrete voi questo coraggio? disse Athos.
— Io lo avrò, rispose d'Artagnan, e sull'istante medesimo.
— Ebbene, davvero, figlio mio; voi avete ragione, disse il gentiluomo stringendo la mano al Guascone con una affezione quasi paterna. E Dio voglia che questa donna, che è appena entrata nella vostra esistenza, non vi lasci una traccia funesta!
E Athos salutò d'Artagnan con un movimento della testa, come un uomo che vuol far comprendere che non sarebbe dispiacente di rimaner solo coi suoi pensieri.
Entrando in casa sua d'Artagnan ritrovò Ketty che lo aspettava. Un mese di febbre non avrebbe fatto così gran cambiamento nella povera giovane, quanto lo aveva operato un'ora o due di gelosia e di dolore.
Ella era mandata dalla sua padrona al conte de Wardes. La sua padrona era folle d'amore, ebbra di gioia. Ella voleva sapere dal conte se avesse potuto sollecitare l'istante del convenuto appuntamento.
E la povera Ketty pallida e tremante aspettava la risposta di d'Artagnan.