Fu così che Athos ritrovò nell'interno della sua casa delle risorse che non si aspettava.
CAPITOLO XXXIX. UNA DOLCE VISIONE
All'ora convenuta, i quattro amici erano riuniti in casa di Athos. La loro preoccupazione sugli equipaggi era del tutto scomparsa, e ciascun viso non conservava più che l'espressione delle proprie e segrete inquietudini; poichè dietro ogni fortuna presente, sta nascosta una disgrazia per l'avvenire.
Ad un tratto entrò Planchet, portando due lettere coll'indirizzo di d'Artagnan.
L'una, era un piccolo biglietto gentilmente piegato in lungo con un bel sigillo di cera verde, sul quale era improntata una colomba che portava nel becco un ramo d'olivo.
L'altra, era un'epistola quadrata e risplendente delle terribili armi del ministro.
Alla vista della piccola lettera, il cuore di d'Artagnan balzò, poichè credè di aver riconosciuto il carattere, e quantunque non avesse veduto questo scritto che una sola volta, gliene era restata la memoria nel fondo del cuore.
Prese dunque la piccola lettera, e la disigillò con prestezza.
Vi era scritto:
«Passeggiate mercoledì prossimo dalle sei alle sette ore pomeridiane sulla strada Chaillot, e guardate con cura nelle carrozze che passeranno. Ma se avete cara la vostra vita, e quella delle persone che vi amano, non dite una parola, non fate un movimento che possa far credere di aver riconosciuto quella che si espone a tutto per vedervi un istante.»