D'Artagnan gettò una pistola che aveva ancor fumante in mano, e cadde in ginocchio davanti alla sua innamorata. Athos rimise la sua alla cintura; Porthos e Aramis, che tenevano le spade nude, le rimisero nel fodero.
— Oh! d'Artagnan, mio diletto d'Artagnan, tu dunque vieni finalmente! tu non mi avevi ingannata; sei veramente tu!
— Sì, sì. Costanza. Finalmente siamo riuniti!
— Oh! ella aveva un bel dire che tu non saresti venuto, io sperava sordamente; io non ho voluto fuggire.
— Oh! come ho fatto bene! come sono felice!
A questa parola ella, Athos, che si era seduto tranquillamente, si alzò ad un tratto.
— Ella? chi ella? domandò d'Artagnan.
— La mia compagna quella che per amicizia voleva sottrarmi ai miei persecutori; quella che, prendendovi per guardie del ministro si è data alla fuga.
— La vostra compagna, gridò d'Artagnan diventando più pallido del velo bianco della sua amica; di qual compagna volete voi parlare?
— Di quella la di cui carrozza stava alla porta; di una donna che si dice vostra amica, d'Artagnan; di quella donna a cui avete raccontato tutto.