— Il carnefice di Lille! il carnefice di Lille, grido milady in preda ad un insensato terrore, aggrappandosi con le mani al muro per non cadere.
Tutti si allontanarono, e l'uomo dal mantello rosso restò solo in piedi in mezzo alla sala.
— Oh! grazia! grazia! perdono, gridò la miserabile cadendo in ginocchio.
Lo sconosciuto lasciò che si ristabilisse il silenzio.
— Io ve lo diceva bene che ella mi aveva riconosciuto; riprese egli. Sì, io sono l'esecutore di giustizia della città di Lille, ed ecco la mia storia.
Tutti gli occhi erano fissi su quest'uomo, di cui si udivano le parole con avida ansietà.
— Questa giovane era altra volta una giovinetta tanto bella quanto lo è adesso. Essa era educanda in un convento di Templemard. Un giovine, di cuor semplice e credente, serviva la chiesa di questo convento; ella si accinse a sedurlo e vi riuscì. E chi non avrebbe ella sedotto?
«Ma troppa distanza passava tra la condizione dell'uno e dell'altra; e però i loro legami non potevano durare lungamente senza perdersi tutti e due. Ella ottenne da lui che fuggirebbero dal paese, ma per fuggire dal paese, per involarsi assieme, per andare in un'altra parte della Francia, ove essi potessero vivere tranquilli, perchè sarebbero stati sconosciuti, vi voleva del danaro; nè l'uno nè l'altra ne avevano. Il giovane per far danaro commise un furto. Gli oggetti derubati furono venduti; ma, mentre si apprestavano a partire, furono entrambi arrestati.
«Otto giorni dopo, ella aveva sedotto il figlio del carceriere e si era salvata. Il giovine fu condannato a dieci anni di ferri e al marchio. Io era l'esecutore della città di Lille, come disse questa donna. Fui obbligato di marchiare il colpevole; signori, egli era mio fratello.
«Giurai allora che questa donna, che lo aveva perduto, che era più che sua complice poichè essa lo aveva spinto al delitto, dividerebbe almeno la punizione. Immaginai il luogo ove doveva essersi nascosta, la rinvenni, l'afferrai, la legai, e le impressi il medesimo marchio che io aveva impresso a mio fratello.