— Signori, diss'egli, se il signor d'Artagnan mi cede la spada, e unisce la sua parola alla vostra, mi contenterò della vostra promessa di condurlo all'alloggio di Sua Eccellenza il ministro.
— Voi avete la mia parola, signore, ed ecco la mia spada.
— Ciò mi accomoda, tanto più, disse Rochefort, che debbo continuare il mio viaggio.
— Se è per raggiungere milady, disse freddamente Athos, è inutile, voi non la ritrovereste.
— Che cosa è dunque avvenuto di lei? domandò premurosamente Rochefort.
— Ritornate al campo e lo saprete.
Rochefort rimase un istante pensieroso; ma siccome non erano più che una giornata distanti da Surgéres, fin dove il ministro doveva venire incontro al re, risolse di seguire il consiglio di Athos e di ritornare con loro.
D'altronde, questo ritorno gli offriva il vantaggio di sorvegliare da se stesso il suo prigioniero.
Si rimisero in viaggio.
L'indomani, a tre ore dopo il mezzogiorno, giunsero a Surgéres; il ministro vi aspettava Luigi XIII. Il ministro ed il re si cambiarono una quantità di carezze; si felicitarono della fortunata combinazione che sbarazzava la Francia del nemico accanito che ammutinava l'Europa contro di lei. Dopo di che, il ministro, ch'era stato prevenuto da Rochefort che d'Artagnan era arrestato, e che aveva fretta d'interrogarlo, prese congedo dal re, invitandolo di venire il giorno dopo a vedere i lavori della diga che erano stati terminati.