— Tre volte essa ha tentato di uccidermi, ed io le ho perdonato, ma però ha ucciso la donna che io amava; allora i miei amici ed io l'abbiamo presa, giudicata e condannata.

D'Artagnan raccontò allora l'avvelenamento della sig. Bonacieux nel convento delle Carmelitane di Béthune, il giudizio nella casa isolata, e la esecuzione sulle rive della Lys.

Un fremito percorse tutto il corpo del ministro, eppure non fremeva tanto facilmente. Ad un tratto, come subendo l'influenza di un tacito pensiero, la fisonomia del ministro, cupo fino allora, si rischiarò a poco a poco, e giunse alla più perfetta serenità.

— Così, diss'egli con una dolcezza che contrastava colla severità delle sue parole, voi vi siete costituiti giudici senza pensare che quelli che non hanno missione di punire, e puniscono, sono considerati assassini.

— Eccellenza, io vi giuro che neppure per un momento, non ho mai avuto intenzione di difendere la mia testa contro di voi; io subirò il gastigo che Vostra Eccellenza vorrà infligermi. Non sono abbastanza attaccato alla vita per temere la morte.

— Sì, lo so, voi siete un uomo di cuore, signore, disse il ministro con una voce quasi affettuosa; io posso dirvi pure in anticipazione che voi sarete condannato.

— Un altro potrebbe rispondere a Vostra Eccellenza, che ha la sua grazia in saccoccia; ma io mi contento di dirvi ordinate, io sono pronto.

— La vostra grazia? disse Richelieu sorpreso.

— Sì, Eccellenza, disse d'Artagnan.

— Firmata da chi? dal re forse?