— Egli medita il genere di morte che mi farà subire, diceva fra se il Guascone. Ebbene! in fede mia, vedrà come muore un gentiluomo.

Il giovane moschettiere si ritrovava in eccellente disposizione per morire eroicamente.

Richelieu pensava sempre, avvolgeva e svolgeva il foglio fra le mani. Finalmente alzò la testa, fissò il suo sguardo d'aquila su quella fisonomia leale, aperta, intelligente, lesse su quel viso, solcato dalle lagrime, i patimenti che da un mese aveva dovuto soffrire, e pensò, per la terza o quarta volta, quale avvenire aveva questo giovane di vent'anni, e quante risorse, colla sua attività ed il suo spirito, poteva offrire ad un buon padrone.

Da un altro canto, i delitti, la potenza, il genio infernale di milady, lo aveva più di una volta spaventato. Egli provava una specie di gioia secreta, per essere stato sbarazzato per sempre da quel pericoloso complice.

Stracciò lentamente il foglio che d'Artagnan gli aveva generosamente rimesso.

— Io sono perduto, disse fra se d'Artagnan.

E s'inchinò profondamente davanti al ministro, come uomo che dice: «Signore, sia fatta la vostra volontà».

Il ministro si avvicinò alla tavola, e, senza sedere, scrisse alcune linee sopra una pergamena ch'era già per due terzi scritta, quindi vi appose il sigillo.

— Questa è la mia condanna, diceva sempre fra se d'Artagnan; egli mi risparmia la noia della Bastiglia e la lentezza di un giudizio. Questa pure è un'amabilità per parte sua.

— Prendete, signore, disse il ministro al giovane, io vi ho preso un foglio segnato in bianco, e ve ne rendo un altro. Manca il nome su questo brevetto; lo scriverete voi stesso.