Essa non volle sembrare commossa dalle minacce di lord de Winter, si mise a tavola e mangiò.
Poi, come aveva fatto il giorno innanzi, si mise in ginocchio, e disse le sue preghiere ad alta voce. Come nel giorno innanzi, il soldato si fermò dal camminare e porse ascolto.
Ben presto essa sentì dei passi più leggieri di quelli della sentinella, che venivano dal fondo del corridoio, e si fermarono davanti alla sua porta.
— È lui, diss'ella.
E allora cominciò lo stesso canto religioso che la sera innanzi aveva tanto esaltato Felton.
Ma quantunque la sua voce dolce, piena e sonora, fosse vibrata più armoniosa e toccante che mai, la porta rimase chiusa. Parve a milady di doverne augurar bene; in uno degli sguardi furtivi ch'essa lanciava al piccolo finestrino, scoperse a traverso il socchiuso sportello, gli occhi ardenti del giovane; ma fosse realtà o visione, questa volta egli ebbe su se stesso la forza di non entrare.
Soltanto, alcuni minuti dopo che milady ebbe terminato il suo canto religioso, essa credè sentire un profondo sospiro; poi, gli stessi passi ch'essa aveva intesi avvicinarsi, li sentì pure allontanarsi lentamente, e come con dispiacere.
CAPITOLO LV. QUARTO GIORNO DI PRIGIONIA
L'indomani, quando Felton entrò da milady, la ritrovò in piedi sopra una sedia, che teneva fra le mani una corda formata con alcuni fazzoletti di tela battista, stracciati in istrisce, intrecciate le une con le altre, e legate tutte insieme. Al rumore che fece Felton nell'aprire la porta, milady saltò leggermente giù dalla sedia, e cercò di nascondere dietro a se questa corda improvvisata che teneva in mano.
Il giovane era ancora più pallido dell'ordinario, e i suoi occhi, rossi per la veglia, indicavano che avevano passata una notte febbrile.