— Giorgio!...
— Non cercare d'impormi o di fuggire, perchè parola da gentiluomo t'insegno e nasce uno scandalo. Ascoltami: siamo troppo affini per non amarci: ti comprendo come forse appena ti comprendi tu stessa, so le immagini che ti visitano la notte, i sogni che ti seducono nel giorno; entro ne' castelli che ti fabbrichi e li giro tutti, sono simili ai miei: tu idolatri la bellezza, il lusso, l'epicureismo divino del poeta; io posso darti tutto ciò. Ti amerò col genio che Shakespeare ha messo nei suoi drammi: ti costringerò ad amarmi almeno quella mezz'ora che ti starò presso, e sarà il mio trionfo.
Ella fece un moto colle spalle.
— Accetti la sfida?
— Insolente!
— Ora rimontiamo in sala: badiamo a Carlo.
Ritornammo verso la porta. Mimy era pensierosa.
— Guardate: la nostra guerra è già cominciata, il prossimo ha aperto il fuoco. Quelle due signore, che ci osservano dalla finestra, dicono a quest'ora che siete la mia amante.
— Ma non lo sono.
— Domani lo ripeteranno e, siccome Carlo è un uomo di merito, saranno facilmente credute. La vostra onestà non vi garantirebbe dalle calunnie: avreste il danno senza il vantaggio.