Entrammo nell'andito deserto.
— Un momento. Fin qui siam stati amici, d'ora innanzi o amanti o nemici: o vi trasfonderò la mia passione, o soccomberò nello sforzo — il genio non riesce sempre, perchè l'amore sarebbe più fortunato? Salutiamoci dunque; datemi la vostra mano che la baci amicamente.
Non rispose.
Quelle due signore ci attendevano sulla porta, ci squadrarono come due carabinieri. Mimy trasalì alla loro occhiata e mi lasciò bruscamente.
— Bella sera, mi si rivolse la signora Agnese, quella mercantessa mia innamorata: bella come lei! e collo sguardo m'indicava Mimy già lontana.
— Non ci siete, di più ancora: come voi.
— Mentitore!
— Lo so, ma perchè dirmelo in faccia?
Carlo sopraggiungendo imbronciato troncò il nostro alterco. Mi confessò subito la sua idea della festa con tanto cordoglio, che non ebbi il coraggio di riderne.
La festa durò ancora un paio d'ore crescendo di rumore, e se fosse stato possibile, calando di spirito, giacchè venuti a noia i balli, s'impresero i così detti giuochi di società, una costumanza che i naturalisti hanno ingiustamente dimenticata come prova che l'uomo è una scimmia irragionevole. Tutti vi concorsero scambiando motti e complimenti. I ritratti delle quattro stagioni appesi alle pareti si guardavano annoiati.