Le soffiai una boccata di fumo nei capelli.

— M'esce il fumo dalla testa.

— Che cosa ci resta allora?

— Il fuoco.

— Namouna, mi vuoi bene?

— Io adoro... e a me chi mi vuol bene? Al Cairo morivo di fame e di caldo... qui è lo stesso.

— Adorami dunque; vediamo che cosa sai fare.

Mi fissò un momento colla faccia attonita, mise un lampo dagli occhi e si alzò barcollando. La vesta dalle spalle rovesciandosele capricciosamente sui fianchi, costretta dai cordoni finse il più bizzarro costume. Così andò in giro a tutte le poltrone, e pigliandone i cuscini me li adattava sotto il dosso in una enorme bica senza che lavorandomi intorno si accorgesse di essere seminuda; due volte la sua treccia mi sferzò il volto senza che pensassi ad afferrarla: poi ella uscì e tornò recando alcuni vasi cinesi dalla sua camera, che dispose intorno al divano, quasi intorno ad un altare o ad una aiuola della quale io fossi il fiore principale, e quando ebbe composta la sua scena, guardandola con soddisfazione d'infantile vanità, uscì ancora e rientrò con una ghirlanda di rose così bene imitate, che posandomela sul capo gliela strappai per odorarle.

— Fiori di seta, affetti di donna!

Ci guardammo.