— Con chi!
— Coll'ultimo amante.
— Brava! ecco una donna che ha almeno la virtù dello scandalo: andrei quasi a Bologna per vedere l'aria trionfante di tutte quelle borghesi e quelle devote, le quali non troveranno mai un peccatore, che le faccia scappare.
— Così tu approvi.
— No, per due grandi ragioni: prima l'amante è brutto.
— Più del marito.
— Zitto! un marito è fuori della legge del bello: e Bologna è un paese anche più brutto. La Rina rimetterà difficilmente il piede nei saloni, perchè la Rina è bella e tutte le signore, che umiliava colla bellezza, la respingeranno come si respingeva Mirabeau dal ministero strillando immoralità! Rina tratta la galanteria da gran signora, che non teme disapprovazione; e ciò è troppo forte, perchè i deboli non la condannino per non condannare sè stessi.
Mimy mi ringraziò con un'occhiata.
— Me lo aspettavo che approvassi! Sei di una immoralità rivoltante. Una donna, prorompeva sdegnosamente, per una sordida sete di scandalo fugge coll'amante, infama il marito, disonora la vecchiaia de' suoi genitori, rovina due famiglie... e tu applaudi! Non poteva contentarsi dell'amante senza lo scandalo?
— Ecco la grande distinzione: hai troppo ingegno per non riconoscere al fatto la legittimità della natura, ma la franchezza della forma ti ripugna, mentre in essa sarebbe la redenzione del fatto, se fosse colpevole. E che ne sai tu avvocato, di questa sordida sete di scandalo, che spinse la Rina a rovinarsi invece di godersi quietamente e palesemente l'amante come le sue oneste amiche? Lo sai se non soffriva nella casa maritale? Quali passioni violente si agitavano nel suo corpicino delicato? Se prima del triste passo non abbia pesato tutte le tue ragioni ed altre ancora e nullameno si sia decisa? Rispettiamo un po' più lo spirito delle donne e non lanciamo una sentenza di morte contro un mistero. Vuoi che ti dica perchè sei tanto arrabbiato contro la contessa?