A queste parole pronunciate con certa esaltazione Carlo sorrise: gli accarezzavano l'intimo corruccio e mi approvava col cuore se non colla testa.
Quindi si alzò dicendomi con accento secco:
— Vieni.
Ci chiudemmo a chiave nel suo studio.
— Sono geloso, ruggì appena sicuro di non essere inteso. Quella donna è una infame civetta.
— La marchesa di Monero?
— Sì.
— Impazzisci: te lo avevo predetto. Non sei di forza a lottare con quella donna: e poi non ti ama.
— Allora ti ama e sei geloso di te stesso: per un avvocato ragioni passabilmente.