Si fermò allo specchio: mi volgeva le spalle e la vedevo nella lastra: se avessi spinto un braccio dalle tende l'afferravo. Mi venne questa idea.

Ella si considerava melanconicamente, almeno mi parve. Si lisciò i capelli, si guardò i denti e sorrise come per provare la grazia del sorriso: stette sospesa mirandosi, si salutò, nota questo verbo esattissimo... e si rivolse.

Questa volta ero calmo: ancora due secondi, due passi e la bomba scoppiava: guai se fosse scoppiato un grido: due secondi, due secoli, due eternità...

In faccia alla catastrofe avevo riacquistato il mio sangue freddo: il libertino dominava l'artista, lo scettico il poeta. Ella si accostò: la sua bianca figura si mesceva al bianco del cortinaggio: tutto era bianco: alzò un braccio, toccò una cortina — un movimento e tutto è fatto, o meglio tutto comincia.

— Ah! gridò soffocatamente indietreggiando, mentre io mi spingevo dal letto perchè mi riconoscesse.

— Un momento! esclamò supplichevole cercando di nascondermisi, e la sua voce era tanto commossa, il suo gesto così eloquente che ubbidii: ritrassi il capo abbassando gli occhi, e quando li rialzai ella si era diggià infilato l'abito.

— Uscite, mi disse tremando.

— È impossibile.

— Allora esco io.

— Impossibile ancora.