Un singhiozzo mi arrestò: la guardai, sembrava vicina a svenire, scolorita, come senza respiro: infatti mi mancò fra le braccia. La sollevai come una bambina adagiandola sul letto.
— Mimy, mormoravo coprendole di baci gli occhi socchiusi: guardami, andrò via: non ti posso vedere così; e pure dicendo queste parole le mie mani spietate le smentivano. Il sangue mi si accendeva; i baci si moltiplicavano più lunghi ed ardenti. Un fatale prestigio spirava da quel corpo quasi morto, da quelle labbra bianche, da quelle palpebre abbassate, mentre le stracciavo l'ultimo velo, tenendole gli occhi alla faccia: inebbriante e dolorosa profanazione! feroce e spirituale brutalità! Mimy era bella come una statua, santa come un cadavere, delicata come un angelo: la bianca ombria del cortinaggio dava alla sua nudità un pallore anche più spento, una sacra nebulosità; la voluttà sembrava essersi celata nel suo corpo come una bella donna entro un fitto velo scoprendosi senza mostrarsi — io provavo mille sensazioni insopportabili, palpitavo di mille sentimenti micidiali: ebbro, pazzo salivo e scendevo vertiginosamente per tutta la scala dell'essere, dal bruto all'ideale; tremavo, fremevo: quella bellezza e quella nudità mi parlavano, mi rispondevano, lampeggiavano confuse, onnipotenti, incomprensibili.
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L'istromento dovrebbe spezzarsi quando non può accompagnare il canto troppo alto della passione, o la penna che ci piantiamo nel cuore per narrarne i sentimenti, cangiarsi in pugnale e restarvi quando non si può più scrivere nemmeno col sangue! Dovrei fermarmi qui e non posso. Un irresistibile bisogno mi urge di dirti quello che non riuscirò a dirti, di darti la formula impossibile della mia voluttà: bisogno lascivo e doloroso, al quale si oppongono del pari invano la logica della ragione e la logica del cuore.
La mia vita per un inno, tutta la mia vita d'imbecille per un'ora di poeta! L'entusiasmo che mi fermenta nell'anima scoppii e l'uccida, ma l'anima morendo trovi il suo grido, il suo verbo... No: l'incendio morrà soffocato: la tempesta non avrà un urlo. Atroce impotenza! Dovunque il dolore, sempre il dolore: come un insetto velenoso sul fiore del piacere, come una stuonatura nella sinfonia della voluttà, come uno spettro al banchetto dell'amore: sempre il dolore, ad ogni passo che si muta, ad ogni pensiero che nasce, ad ogni pensiero che muore: la nostra vita non può obliarlo: ne è il principio e forse anche l'immortalità, come cantava ieri un grande poeta.
Dio! se Mimy fosse morta in quel punto l'avrei amata egualmente!
Alla fine sentii mancarmi il respiro, e feci un movimento che la scosse.
— Mimy! esclamai attaccandomele alle labbra, ed ella mi appoggiò le mani sul capo per sollevarsi.
Ci guardammo: il mio sguardo la vinse e i suoi occhi cilestri si nascosero dietro le palpebre. L'abbracciai ed ella non repugnava, non consentiva, piangendo senza singhiozzi: era mia e mi sfuggiva! Questa contraddizione mi esaltò: nel delirio più ancora della angoscia che della passione l'infiammai cogli sguardi, l'arsi coi baci, e a poco a poco la calda atmosfera delle mie parole e del mio respiro parve penetrarla; sentii fremere le sue mani nelle mie e le sue labbra tremarmi sotto le labbra, mentre durava a piangere silenziosamente guatandomi a volta a volta con una sublime attonitaggine. Le sue lagrime erano il vino del nostro banchetto e mi ubbriacarono follemente... ci amammo in un'estasi atrocemente divina, in un tumulto di baci e di singhiozzi, di moine e di ripulse, di esclamazioni e di gemiti profondi soffocati, nervosi: negli occhi le scintillavano lagrime e baleni, mi baciava fuggendomi e sentivo una sorda agonia di parole incomprensibili, di tronchi singulti — un amplesso ineffabile, senza nome, forse come quello di Adamo e di Eva la prima volta dopo la cacciata dal paradiso, o dell'angelo della voluttà e del dolore la prima volta, che esuli dal cielo, s'incontrarono sulla terra.
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