Adesso quell'ora è passata: quanto conforto e quanta amarezza in questa parola! Conforto di aver vissuto, amarezza di sopravvivere alla propria vita. È passata, Anselmo, come tutte le altre ore noiose, come sul letto di tanti infermi, sul sepolcro di tanti morti! Il pensiero si rivolge, quasi un pellegrino, a guardare la sua traccia nel passato e distingue appena nel paesaggio una vetta illuminata dal sole. Là discese quell'ora nel suo transito fatale... Avanti, pellegrino: hai avuto il tuo raggio di sole, il tuo pellegrinaggio non fu vano e puoi perderti senza lamenti nel buio della maremma. Se Dio esistesse, egli medesimo nella sua onnipotenza, non potrebbe farti risalire quella vetta — la tua ora di vita è trascorsa: avanti, pellegrino, nel buio della maremma!

Addio, Anselmo, la tristezza mi si addensa nello spirito, e invece di un inno sto per chiedere al genio del poeta un'elegia.

Quale miserabile creatura l'uomo! Certo la nostra vita fu un errore e nel mito del peccato originale si nasconde un'idea profondamente vera — se non si espia si soffre, se il peccato non fu della creatura fu del creatore. Sempre infelici appena ci raccogliamo in noi stessi!

«Ti diverti: dunque soffri.» Pascal, hai ragione. Ma il tuo Dio ha torto di averci trattato così.


PS. Ci penso ora: e se Mimy fosse entrata con Giulietta?! Adesso sono orgoglioso della mia sventatezza.

La vita è più bella attraverso il prisma di una lagrima, dicono; e la voluttà? Mimy piangeva col volto talora sorridente sotto quel velo di dolore. Vedesti mai sorridere un fiore nell'acqua al raggio della luna? Pare che i colori destandosi sussultino, ma a quel raggio morto che l'acqua scuote appena perchè appaia più morto, il loro sorriso diviene incerto, s'abbruna quasi: una trepidazione lo fa a quando a quando trasalire come un vivente ai baci di un cadavere. Ella era così! Oh mia pallida e dolorosa fanciulla, mi coglierò tutti i fiori e tutte le gemme dell'anima per fartene un serto, ti offrirò come un incenso i sentimenti più delicati e magnanimi del mio cuore: e tu mi amerai, o dolorosa, come la viola ama l'erba e la gazzella ama il prato.

29 settembre 1871.

Sono otto giorni che non ti scrivo — il mio romanzo sarebbe finito? Certo se fosse una opera d'arte bisognerebbe interromperlo a questo punto, poichè seguire due amanti fuori della loro vita d'amore per vederli decadere e sparire, sia ben triste: ma il mio romanzo è vero e adesso diviene più vivo e discusso. Ho fatto una scorreria in una bella provincia che ora debbo conquistarla; debbo alzarmi un palazzo dove ho piantato la tenda. Impadronirsi di una donna non è possederla, giacchè per possederla bisogna averla penetrata dal senso al sentimento, dalla fantasia alla ragione. Come viaggiatori per una strada, gli amanti si appaiano, camminano cinquanta passi colle braccia intrecciate, e a una svolta si separano; e se chiedeste all'una chi era l'altro: non so, risponderebbe, mi pare che si chiamasse Giorgio! Mimy è la mia amante... e poi? Lagrime e baci mi si inaridirono sulle guance, ma la sete da essi accesa mi riarde più atroce. Se debbo sempre precipitare dalla torre, con qual cuore salirla? Se ogni volta che monto la barca, la prima ondata deve trascinarmi impetuosamente dal lido e la seconda più impetuosamente rigettarmivi, non sarebbe meglio star seduti sulla sabbia affogando nella contemplazione del mare illimitato il desiderio di correrlo?