Per una signora della capitale un abito è una novità, per una signora di provincia è un avvenimento commentato spesso non senza frutto e spesso consegnato nelle mani della tradizione. A Roma una festa, nella quale si spende la rendita di un milionario provinciale e convengono centinaia di bellezze e di grandezze, è una guarnizione di brillanti lavorata da un grande orefice: a Bologna una festa, che costa meno di una scatola di sigari avanesi e ove brillano fra pochi nobili di data così vecchia, che il loro nome non brilla piucchè nel passato, i deputati di giovani botteghe e di più giovani ed apocrife fortune, per l'artistico dell'aspetto rassomiglia a una di quelle guarnizioni di reliquari di cuori d'argento e di coralli, che attirano l'attenzione dei devoti e degli increduli sul petto delle madonne miracolose.
Una signora della capitale sarà insipida se parla, una signora della provincia lo è anche se tace; e come a questa non trovate mai un abito da mattina, a quella lo spirito grettamente famigliare, che nella signora tradisce la massaia: a Roma tutte le signore hanno la carrozza, a Bologna la maggior parte vanta il comodo dei portici, che le rende assolutamente inutili per chi non può assolutamente averle: ma una signora senza carrozza è come un re senza trono, oggetto mezzo di compassione e mezzo di scherno: è peggio che senza amanti, peggio che senza spirito — è una contraddizione più dolorosa delle contraddizioni economiche studiate da Proudhon, delle antitesi critiche rivelate da Ferrari.
E per finire questo sublime parallelo, oggi sono alla moda, di due sublimità: una signora della capitale sta ad una signora di provincia come una gran signora ad una borghese, un artista ad un artigiano, un attore ad una scimmia, una donna ad una femmina, un uomo ad un prete. Domandate a quella, la gran signora, quanto si può chiedere ad una donna, la sostanza dei profumi, l'amabilità del nulla, la poesia del vuoto e l'avrete: non chiedete nulla alla seconda, la borghese, perchè avvicinandola avrete tutto, il lezzo della materia, la prosa del silenzio, la vacuità del deserto; guardate la prima come un bel ricamo di seta, di oro falso, di perle finte; la seconda come il suo rovescio di nodi e di bioccoli: amate l'una e fuggite l'altra, ecco il consiglio di tale, che si stima buon consigliere, poichè non siede in nessun consiglio comunale.
Ma gli uomini sono peggiori delle donne perchè l'uomo, generalmente meno bello, è sempre più inestetico della donna. Nullameno il loro vestito, per quanto affettato, è più vicino alla moda; un taglio più audace, colori più vivi, stoffe più appariscenti, una maggiore quantità di abiti e una massima alternanza nell'indossarli, ecco i caratteri esteriori dell'elegante di provincia; e se vi aggiungete una pettinatura impossibile, un portamento estremamente pago di sè stesso, un enorme spaccio di profumi e di francese, una insulsaggine di ballerino con una vanità di grand'uomo, avrete un ritratto abbastanza somigliante e mal fatto. Mentre i giovani serii, speranze provinciali della patria, rifanno nei giornali della provincia gli articoli dei maggiori giornali delle capitali, e commettono discorsi nelle più ritrose circostanze, superbi di capitanare una confraternita di cuochi o di barbieri, gente che vuol camminare dietro loro sulla grande via del progresso seminata di grandi monumenti e di grandi morti; questi trovano la filosofia di un corpetto liscio o a stola, le affinità elettive dei colori, la rettorica di una cravatta, la ragione della moda e quindi della loro esistenza; entrambi meschini: i primi contraffazione dell'arte, i secondi della scienza: gli uni soffiano sulla loro vita, mozzicone di sigaro, nella superba speranza che se ne sviluppi un incendio visibile a tutto il mondo: gli altri si lasciano vivere, ma non si lascerebbero abbigliare da altro senno che il loro, felici quando morranno di aver molto vestito: in coloro l'anima inacetisce, in costoro imputridisce, epperò si rassomigliano. Talora pure s'incontrano alle feste di beneficenza, nuovo e più sanguinoso insulto lanciato alla miseria ed alla pazienza dei lavoratori, nelle quali i giovani gravi rappresentano la muffa, gli eleganti le frondi, le eleganti i fiori della pianta borghesia — e i primi fanno ridere, i secondi ridono, le terze sorridono ad entrambi, mentre quelli sono ancora meno spiritosi di questi, che parlano come le altre sono vestite.
Mettete assieme uno o due presidenti di una qualunque associazione inspirata a grandi principii, come una Lega per la istruzione del popolo o una società ippica o carnevalesca, un segretario di venti comitati che furono e di più ancora che saranno, una dama delle solite collette per le inondazioni, una patronessa di opere pie, come una casa di educazione per le povere donne che pericolarono un po' troppo e vogliono ricominciare la loro santa missione di armonia e di amore: ascoltateli discutere un invito o una protesta a nome della morale e, se vi resistete, gettate in mezzo ad essi una grande idea o una abbietta insinuazione contro un grande uomo o una donna superiore, e vi prometto uno spettacolo assai più bello delle loro serate filodrammatiche e filarmoniche coi dilettanti.
In una grande città gli scandali, in una mezzana i pettegolezzi: tutto è pettegolo nel capoluogo, perfino quelli che tacciono, perchè non possono a meno di ascoltare: ognuno vive dei fatti altrui, spia le altrui disgrazie, le novera, ne fa un poema; tutti conoscono quelle di tutti e ne godono, sviluppando così il divino principio della fratellanza.
Entrate in un villaggio, e non si parla che di caccia o di pesca; in una capitale, e una corrente di idee vi solleva; entrate in un capoluogo, e non si fanno che pettegolezzi; ogni cosa vi si impicciolisce, perfino la politica, che diviene lotta di ministri piuttosto che di idee e di nazioni. Invano le case chiudono porte e finestre contro tutti gli sguardi, che le penetrano egualmente e più invano i provinciali lo sanno, giacchè non possono guardarsi l'uno dall'altro: si conosce il ricolto dei vostri campi, delle vostre scappate e più ancora di quelle di vostra moglie se ne fa: si ha la topografia del vostro appartamento, l'inventario dei vostri debiti e dei vostri progetti; la vostra rovina, se siete dissestato, è calcolata infallibilmente ad ogni ora; se la vostra fortuna invece è in rialzo potete studiarne la scala sulla faccia dei vostri concittadini, come si guarda il termometro per sapere i gradi del calore; la cacciata di un impiegato preoccupa quanto la caduta di una dinastia, il matrimonio di un conte piucchè la scoperta di una seconda America.
Una indefinibile astiosità regna in tutte le relazioni, giacchè quegli uomini senza concetti e senza orizzonti pare si litighino una meta stessa tanto studiano d'incepparsi. Le grandi idee passano sulle città come le nubi, e forse uno appena fra tutti, astronomo solitario e deriso, le avvertirà. Che se il vapore ha stretto con una catena di ferro tutte le città in una sola, come cantano i poeti nei giornali, rasenta nullameno invano la città di provincia; vi deposita la merce, non lo spirito della civiltà, o se qualche poco ve ne lascia, è una fondiglia che evaporerà in un fermento mal odoroso. Veramente sarebbe difficile dire di che cosa viva una città di provincia spesso senza industria nè commercio nè università; possidenti oziosi per elezione, operai troppo spesso oziosi per necessità, merciai che si nutrono dei bisogni di questi e dei prodotti di altri paesi: in nessuno nemmeno il dubbio che la vita debba essere una marcia ascensionale, che fuori della città si viva e si cammini davvero; ma se odono la musica della marcia, si mettono spiritosamente alla finestra, attendendo qualcuno cui accodarsi; mentre poi, se passa, non se ne avveggono.
La città di provincia ha pure la sua morale, diversa che nel villaggio e nella capitale. In questi, poichè gli estremi si toccano, uno dei pochi proverbi non sbagliati, evvi una rilassatezza ingenua o una tolleranza filosofica per i peccati della carne, che lascia alle peccatrici godersi in pace la vita, e se non aumenta, non scema loro le simpatie del pubblico: le vergini vi sono più rare che altrove, ma i matrimoni non meno frequenti per questo; invece nelle città di provincia guai alla donna che non sa farsi perdonare l'amante a forza di ipocrisie! Tutti si rivoltano disgustati alla immoralità: persone coll'anima così fangosa da convincere della sua materialità il più esaltato spiritualista, si velano come Timante la fronte all'osceno spettacolo e maledicono: poi coll'istinto olfattivamente feroce della iena fiutano le peste degli amanti, li seguono in istrada, in casa: li guardano in tutte le pose, contano i baci, le carezze, le ire, le paci e vanno al caffè per farne la somma, che trovano sempre modo di mostrare al padre o al marito. Nè per essere ipocrita quanto un gesuita, nessuna donna speri salvarsi, giacchè l'oziosità provinciale sempre sollecitata dal pungolo della maldicenza, e costretta ad esercitarsi su piccole cose, crea quotidianamente capolavori giapponesi di cattiveria e di pazienza.
Il sentimento dell'onore, ha detto Montesquieu giustamente, è proprio delle monarchie e quindi delle grandi città: in provincia nessun carattere veramente aristocratico; nè alterezza, nè fragilità: o arroganza o abbiezione: molte ingiurie e pochi duelli — la ricchezza unica causa di stima, perciò molti ricchi e nessun signore: l'amore, nè galanteria nè passione: l'ambizione, una invidia malevola: il lusso una pomposità: la virtù un galantomismo passivo o uno studio cristiano: mai uno slancio o un baleno: tutto deforme, meschino, meno la terra e il sole che durano a sorridersi, forse per dimenticare di sostenere e d'illuminare tali disgustosi formicai.