— Forse per vederli appassire con me?
— Sei troppa afflitta: non mi ami più.
— Avete pur detto che amo i fiori, e lo guarda con un sorriso, di cui lo scherzo nascondeva male l'ironia.
— Non mi ami, aveva ripetuto, ed era uscito.
Quel giorno invece Giorgio era più allegro e innamorato del solito: la teneva abbracciata sul divano e, coprendola di carezze palpitanti, si fermava di quando in quando a guardarla come un artista: ma ella inquieta non gli badava, anzi, ritraendosi troppo bruscamente ad un suo atto, gli fe' battere la testa sul dosso del divano.
— Mimy! esclamò stupito.
Poi, lasciandosi scivolare, le si accovacciò a' piedi.
— Vediamo se hai cuore di respingermi; ti converrà farlo col piede, e prendendogliene uno nel pugno, le trasse la pantofola di velluto cremisi cogli orli di seta rossa e se la mise al di sopra della spalla sul cuore. Non mi vuoi bene? non importa: ti amo per me e per te, e se il tuo cuore è più piccolo del tuo piede, il tuo piede è così bello che mi compenserà del tuo cuore. Cattiva! te lo leggo negli occhi — adesso, se non mi odii, mi disprezzi: vuoi provare una voluttà veramente femminile? calpestami. Sei abbastanza bella, così pettinata, per sembrare una madonna: io farò da dragone. Calpestami: ti giuro che non proverò minore voluttà di te: anche l'abbiezione, sai, ha la sua ebbrezza...
— Ma, Giorgio! mormorava cercando di ritrarre il piede.
— No.