CAPITOLO IV

Perchè le vedove sono più belle delle fanciulle? Si è detto: l'amor vi passò: Michelet corregge: l'amore vi è rimasto — ne l'uno, nè l'altro. La superiorità della vedova sulla fanciulla è la stessa che del libertino sul collegiale, giacchè l'ingenuità per quanto vezzosa non vale lo spirito: e la vedova conosce sè medesima e il mondo: è dotta nella galanteria, artista nella voluttà. Passando per tutti gli stadii della vita, la sua personalità si fece perfetta e adesso lusinga maggiormente l'orgoglio della conquista. Una fanciulla si prenderà forse per sorpresa, una vedova bisogna pigliarla di assalto: onde se la battaglia è per l'uomo una necessità e una passione, val meglio conquistare nella vedova una città opulenta, che nella vergine un villaggio alpestre e primitivo.

La Donna, Opere inedite. Ottone di Banzole.

Dappertutto l'amore è sempre l'amore: voce o eco, fiore o fronda, fiamma o bracia, voluttà di sensi o voluttà di fantasia, passione di testa o passione di cuore; dappertutto l'amore è sempre amore. Se la vita è un sentiero, vi batte come ombra o come sole; e seduti o in cammino, distratti o attenti, l'amore ci avviluppa e ci penetra — le sue vampe saranno più o meno ardenti, la sua frescura più o meno viva, ma finchè la nostra fronte può alzarsi verso il cielo non le evita, e nullameno quelle non hanno fecondità, nè queste ristoro. I suoi raggi accendono la febbre e offuscano gli occhi; le sue ombre addormentano la ragione e intirizziscono la volontà: e l'amore diffuso intorno a noi come l'aria e la noia, è necessario quanto l'una a mantenere la vita, quanto l'altra ad irritarla.

Nulla al mondo, dacchè la intelligenza vi apparve e la parola vi suonò, è stato più lodato dell'amore; la fantasia che prima lo adorava nel senso lo prestò alle adorazioni della ragione; questa più matura lo respinse e allora l'altra fattasi arte lo reimpose e vinse.

E dovunque l'amore, sempre l'amore — ieri come oggi, oggi come domani.

Statua di cristallo, che il sole fa luccicare, poichè luccica pare più preziosa che di marmo, ma col tramonto del sole perde ogni seduzione: eterna antinomia dell'amore, che non esiste se non stimandosi divino e non è più nulla se cessi di essere voluttuoso! Togliete l'amore all'anima, e le spegnete ogni luce; abbandonate l'anima all'amore, e la sua vita invece di essere un cammino di conquista sulla terra, diviene una gita inutile entro una gondola sulla corrente di un fiume — giovani, amate coll'entusiasmo confidente del mattino; maturi, col torrido ardore del meriggio: vecchi, colla tremula mestizia del vespero... e poi? Le braccia che strinsero trepidanti lo stupendo fantasma si stringeranno vuote al petto: avrete amato invano, invano goduto, invano sofferto, e sedendovi sul margine della fossa che vi aspetta, mormorerete un'altra parola egualmente vuota ed incomprensibile dell'amore — nulla! Povero ed immutabile destino...

Ebbene, non importa — amate, amate tutto ciò che brilla, che sorride, che canta: amate l'idea che s'invola, il fiore che odora, il vino che freme, la donna che mente: amate il sole che vi matura per la tomba, amate la natura che vi si ringiovanisce dintorno mentre invecchiate, amate la bellezza che vi inebbria e non vi soddisfa, amate la vita che vi fugge, amate la morte che vi cerca. Ah! amate, perchè l'amore è oblio, e quando la tempesta imperversa e la nave scricchiola prossima a scompaginarsi, piucchè una tavola cui rattenersi, sarebbe il sonno un dono inestimabile.

Forse l'amore non sarà che illusione, ma l'orizzonte esso pure non è bello se non perchè una illusione — e l'illusione si deve contemplare, non studiare! Non per nulla il poeta ci disse: che Dio ci vegliava dietro le cortine del cielo: tutto che seduce è mistero, tutto che veramente sublime è invisibile... — Perchè l'inno che incominciò col singulto della beffa finisce adesso coi fremiti dell'entusiasmo? poeta, poeta, la tua lira è più incostante della donna, e invece di tormentarla colle dita convulse ti converrebbe assai meglio farne un guanciale alla testa pazza e dormire...

La carrozza della marchesa era tappezzata di seta azzurra; la sua atmosfera e il suo colore contrastavano così voluttuosamente col bianco e col freddo della neve che l'avvocato assorto nel piacere di essere vicino a quella donna non pensava quasi più. E siccome la neve consigliava al passo le cavalle meklemburghesi, la lentezza del procedere sembrava aumentare il significato di quel silenzio: la marchesa stava rannicchiata in un angolo con una mano nel manicotto e coll'altra sguantata accarezzandone il pelo.