— Sulle dieci.
— No: ci troveremo fuori di porta Castiglione.
Il giovane le strinse la mano visibilmente lieto e si allontanò.
La marchesa si rigettò nel fondo della carrozza e il cocchiere spinse le vigorose cavalle a un trotto serrato. Passarono sulla fronte del Pavaglione, dal quale molti eleganti, che si annoiavano elegantemente in quell'ora, salutarono con altrettanta affettazione che premura; quindi voltarono pel Mercato di Mezzo, una specie di vicolo, e sfiancando dalle due torri infilarono via San Vitale fino al palazzo Fantuzzi: un palazzo, che non ha se non la facciata e barocca. Pochi saprebbero dire a quale scuola appartenga la sua architettura, piccola e pesante: le finestre vi sono quasi maggiori delle porte; sopra le finestre spiccano rilevati varii elefanti grandi come un maiale colla solita torre sulla schiena; il muro è scannellato, a quadroni come le colonne, e un cornicione quasi leggiero e molti scudi qua e là non effigiati coronano il tetto.
Salirono lo scalone signorile nell'ampiezza e pieno di statue di gesso; quindi la marchesa fe' accompagnare l'avvocato da una cameriera nella gran sala, dicendogli che tarderebbe poco a raggiungerlo. Egli traversò due anticamere arredate con gusto molto antico e si fermò nella sala, vasto stanzone del seicento ammobiliato con un lusso e una severità, che il nostro secolo non conosce più. Il soffitto ad intagli ancora vivamente dorati e seminati di rosoni s'apriva nel mezzo a nicchia per accogliere una donna dorata, che sosteneva con braccio forse troppo esile per sì enorme fatica un grosso lampadario di Murano; molti mobili di quercia intagliati s'appoggiavano alle pareti o sorgevano nel mezzo: mobili che avevano sfidato trionfalmente più di un secolo e più di una moda — e trionfavano ancora, massime un divano, che sembrava guardare compassionevolmente due piccole poltrone moderne di velluto: sui vasti tavoli si alzavano più vasti e limpidissimi specchi riflettendo vasi e statue di bronzo, ma fra tutti quei ricchi oggetti il più stupendo era un orologio di ottone a torre fra molte copie in marmi rari delle rovine del foro romano. Molti ritratti più preziosi nella cornice che nella tela pendevano dalle pareti, e un gran camino di marmo nero si apriva di contro alla porta, fra due finestre colle tende di damasco rosso e una gran sedia da un lato più simile a un trono che a una cattedra. Il salone ricco severo doveva diventare quasi fosco quando le tende abbassate vi rabbuiavano la luce già scarsa.
Carlo, che vi era stato molte volte, non si guardò nemmeno attorno: attese sfogliando un album.
Sentì entrare la marchesa e le mosse incontro.
— Non andrete a quel convegno? le domandò con ansia.