— Fa preparare il bagno: quest'oggi è festa.

La schiava le cadde davanti in ginocchio.

— Dì? sono bella?

— Troppo...

— Oh! voglio essere amata: voglio ubbriacarmi d'amore. Tu pure sei bella... vuoi amarmi?

La voce le si affievolì, mentre ella cadeva sopra una sedia. Pareva sfinita, gli occhi le nuotavano in un umidore iridato, le labbra sempre rosse sembravano asperse di rugiada. La schiava le si trascinò ai piedi come un cane ed abbracciandole le ginocchia colle pupille fiammanti come due carbonchi:

— Io... io... sola! susurrò.

La marchesa volle chinarsi a baciare quella fronte più nera della sedia di quercia, ma Zisa l'afferrò a mezzo la vita e sollevandola con singolare robustezza fuggì per l'usciolo della sala.

CAPITOLO V